Appaloosa
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 15-01-2009
Tag:Appaloosa, Ed-Harris, Jeremy-Irons, Renèè-Zellweger, Viggo-Mortensen
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New Mexico, 1882. Virgil Cole ed Everett Hitch, formidabili pistoleri dalla parte della giustizia, vengono chiamati dagli assessori del piccolo centro minerario di Appaloosa per ristabilirvi l´ordine dopo che lo sceriffo è stato ucciso a sangue freddo dall´arrogante proprietario terriero Randall Bragg. I due, non senza mostrare la loro vena tutt´altro che pacifica, diventeranno sceriffo e vice e arresteranno Bragg in attesa che giunga il giudice per il processo. Quando arriva in città la pianista Allison French, un´affascinante e disinibita vedova di buone maniere alle cui grazie Cole non è indifferente, sembra che si sia spianata ormai la strada verso la normalità , ma la vita riserva di continuo le sorprese più imprevedibili…
Dare per morto e sepolto il western è una delle battaglie che certa critica miope sembra destinata immancabilmente a perdere. Soprattutto quando il genere prende le pieghe più disparate ed è in grado di rigenerarsi riuscendo a diventare il mezzo per raccontare una modernità ancora più sorprendente, date le ambientazioni oramai vetuste. E´ il caso di questo ottimo film di Ed Harris che, sebbene tratto dall´omonimo romanzo di Richard Parker e quindi, in qualche modo, costretto entro i margini ristretti dell´epopea, sa emozionare e coinvolgere grazie al racconto di una splendida amicizia virile. Le figure che popolano la pellicola non sono cartonati buoni a dipingere una civiltà pallidamente al tramonto, ma hanno la potenza della contemporaneità . Tale è soprattutto il personaggio di Allison, una donna in netto anticipo sui tempi, capace di una feroce autodeterminazione e in grado di combattere per essa, anche perdendosi in un cinico egoismo pur di rimanere fedele alla propria libertà di scelta; ma non da meno sono Cole e Hitch, uomini uniti da una silenziosa lealtà che non ha bisogno di parole per spiegarsi ma si nutre di sguardi complici e sorrisi a mezza bocca, sorta di amici di un´infanzia forse negata che sanno capire, perdonare e agire fino al sacrificio. Ugualmente moderni sono Bragg, spregiudicato uomo d´affari in combutta con il potere, e gli stessi assessori, pavidi e corruttibili. Nelle ombre di un sole accecante si svolge l´epica cavalleresca che è alla base del genere, e ivi ci riconduce con gli usuali stilemi (i duelli a un´ora prestabilita, i saloon dove si beve e si spara, le bande a cavallo, la sabbia che riempie la visuale), ma qualcosa ribolle alla base di tutto, qualcosa che ci riporta alla nostra disancorata vita del XXI secolo: è la capacità di mantenere la parola data, la volontà di essere fedeli a valori cercati, condivisi, difesi con le unghie e coi denti davanti all´arroganza e alla violenza più cieca, l´angoscia per il nostro destino, l´imprevedibilità della vita (tratteggiata all´inizio dalla voce off di Hitch, che ci porta senza sussulti in medias res), il desiderio di giustizia e di una vita migliore, la ricerca di una felicità duratura. Temi universali, come si può vedere, su cui legioni di cineasti hanno costruito i propri fallimenti e che invece vengono qui trattati con incredibile misura e pacatezza in virtù di una sceneggiatura che andrebbe studiata nelle scuole specializzate per quanto sa sviscerare la vicenda con naturalezza e, insieme, incisività . Le interpretazioni maiuscole di un cast ben assortito fanno il resto, ma non ce ne vorranno Ed Harris (Cole), Renèe Zellweger (Allie) e Jeremy Irons (Bragg) se eleviamo un peana a Viggo Mortensen, che tra una lucidata al suo fucile e uno sguardo all´orizzonte condisce la snella figura di Hitch di parole e silenzi colmi di pathos e pietà , diretta provenienza dalle duplici esperienze dell´attore con Cronenberg in History of violence e Eastern promises.
Una splendida sorpresa, soprattutto dopo il precedente Pollock, deludente esordio alla regia di Harris. Da vedere.


