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Il giardino di limoni

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 11-12-2008

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giardino1.miniatura Il giardino di limoniSalma Zidane (nessuna parentela col calciatore, sebbene una sua foto campeggi sui muri di casa), ultraquarantenne vedova palestinese, vive sola nella West Bank. Unico suo orgoglio e fonte di sostentamento il giardino di limoni di casa, che coltiva amorosamente. Ma quando il nuovo ministro della difesa israeliano decide di stabilirvisi proprio davanti giunge l’ordine di abbattere gli alberi per impedire eventuali attentati. Aiutata da Ziad, giovane avvocato con cui darà  inizio a una storia d’amore malvista dalla comunità  di appartenenza, Salma tenterà  di salvarli arrivando persino davanti alla Corte Suprema. La soluzione del caso, solo apparentemente salomonica, non accontenterà  nessuno: ma, almeno, si sarà  sviluppato una “eretica” amicizia tra Salma e Mira, moglie dubbiosa e insoddisfatta del ministro della difesa stesso.

Quattro anni fa La Sposa siriana, col suo buon successo nei festival e la discreta accoglienza di pubblico, aveva rivelato al mondo il nome dell’israeliano Eran Riklis, in realtà  attivo da almeno un ventennio ma fin lì confinato allo sporadico interesse degli addetti ai lavori. Arriva ora Il Giardino di limoni (in originale Lemon Tree), già  ben accolto a Berlino (dove vinse il premio del pubblico) ed alla presentazione all’ultimo Torino Film Festival. Distribuzione meritoria, ma rischiosa, nel periodo dei cinepanettoni natalizi: ma la pellicola merita spazio, e può senz’altro rappresentare una boccata d’ossigeno rispetto all’inevitabilmente brutto cinema che sta per pioverci addosso. Adattandosi tra l’altro bene al periodo, visto che in definitiva vi si racconta una parabola sulla buona volontà  che – non solo nella tormentata Israele – dovrebbe guidare l’agire e soprattutto l’interagire umano. Ma scegliendo, con intelligenza, di non optare per improbabili “lieto fine” e mettendo in rilievo come il tutto sia ancora demandato unicamente alla volontà  individuale. Volontà  che in fondo risiede solo nei giovani e nelle donne, essendo i presunti uomini maturi – cui è demandato il potere da una parte e dall’altra del campo – ormai sclerotizzati nel reciproco sospetto e incapaci di accettare variazioni del sistema. E così, se per il ministro l’abbattimento del giardino diventa quasi una questione personale al punto di allontanarlo dalla moglie colpevole di prestare ascolto alle richieste della dirimpettaia palestinese(e, soprattutto, di aver rilasciato un intervista in suo favore), Salma deve subire l’intimidazione da parte del rais locale per la sua storia d’amore con Ziad. Inutile dire, che dati i presupposti, nessuna delle due parti potrà  ottenere un’affermazione significativa: così, se Salma dovrà  accettare un abbattimento per quanto parziale dei propri alberi, Mira sceglierà  di lasciare il marito. E l’ultima immagine, col ministro che guarda l’aggirarsi di Salma tra le radici estirpate, testimonia potentemente il senso di una inimicizia e di una paranoia ben lontana dal risolversi. Ma, intanto, qualcosa si è smosso, un dialogo seppur germinale è stato tentato: la strada è tutta da percorrere, ma almeno si è iniziato a farlo. Certo, aleggia il sospetto di un certo buonismo della rappresentazione, con toni fin troppo pacati da una parte e dall’altra, e lo spunto di partenza (quale ministro israeliano andrebbe coscientemente a stabilirsi nella West Bank?) impone una certa sospensione dell’incredulità . Ma la sceneggiatura è ben scritta, la regia essenziale ma tutt’altro che banale e gli attori valgono il bene che si è detto di loro, compresa la candidatura agli European Film Awards per l’ottima protagonista Hiam Abbas che replica la bella performance di L’ospite inatteso. Abbastanza per staccare il biglietto,e per costituire una valida alternativa ai De Sica e compagnia imposti dalla stagione.

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