Come Dio comanda
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 11-12-2008
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Rino e Cristiano. Padre e figlio, l´uno nazistoide, ubriacone e attaccabrighe, l´altro svogliato a scuola, sveglio ma debole. L´uno disoccupato sempre col timore che gli assistenti sociali gli portino via il figlio che è l´unica sua ragione di vita, l´altro attaccato al padre in maniera morbosa ma nel contempo alle prese con le prime ribellioni dell´adolescenza. I due sono gli unici amici di Quattro Formaggi, un ex collega di Rino rimbambitosi per via di un incidente sul lavoro, che vive da solo in un magazzino occupato da un enorme presepio e trascorre i suoi giorni mangiando panini (da cui il soprannome) e masturbandosi davanti ai film di una pornostar. La tranquillità placida del paesino dove vivono viene interrotta dall´omicidio brutale di una compagna di classe di Cristiano…
Le vie verso il noir diventano ormai una necessità per Gabriele Salvatores, nato al cinema grazie alle bonarie descrizioni di una generazione in fuga da un mondo incomprensibile e approdato da anni ad atmosfere più scure e drammatiche. Dopo l´assai deludente Quo vadis baby?, il regista milanese si trova nuovamente alle prese con un romanzo di Niccolò Ammaniti, pochi anni dopo quel Io non ho paura che è da molti considerato il suo capolavoro.
Il libro dello scrittore romano, vincitore del premio Strega nel 2007, è una base ideale per raccontare la miseria d´animo di una società che sembra talmente chiusa in se stessa da riuscire ad ascoltare e seguire solo pulsioni primitive. E´ una bestia Rino, che si fa guidare dall´istinto e dall´odore ma crolla davanti all´ineluttabile come un Dio ferito; è una bestia 4 Formaggi, ridotto a uno stato poco più che larvale ma ancora in grado di compiere gesti con un filo logico elementare. Ma non sono da meno i “bravi cittadini” che riempiono la chiesa ai funerali della ragazzina o osservano morbosi sotto la pioggia la scoperta del cadavere, così come i diciassettenni che riempiono le loro giornate vacue in un centro commerciale. In mezzo a tutto questo c´è Cristiano, un adolescente scostante, di una bellezza ruvida e intensa, cui la vita ha dato in sorte la situazione peggiore: un padre amato e venerato ma in odore di assassinio, un futuro incerto e l´incapacità di scelta.
Il libro di Ammaniti, ben più corposo, è un affresco desolante della deriva di un Paese in dissoluzione; Salvatores si trova nella necessità di compattarlo, per crearne un film che sia fruibile, cosciente di dover cristallizzare i personaggi in manichini troppo rigidi e togliere importanti figure di contorno. Il risultato è un´opera di intensa potenza, quasi una tragedia archetipicamente eschilea, che mostra a volte i debiti strutturali verso il libro da cui è tratta ma riesce a mantenere una forza evocativa infernale. E il merito non è solo della regia di Salvatores che, pur essendo di alto livello e capace di descrizioni che si imprimono nel cuore, si perde a volte in ghirigori stilistici dovuti a una lavorazione che ha privilegiato un´infinita serie di piani sequenza montati spesso artificiosamente, (così da sviluppare frame che si innestano a scatto l´uno sull´altro), se non addirittura in discontinuità narrativa. Piuttosto, infatti, sono funzionali e potenti le visionarie composizioni post-rock del gruppo romano dei Mokadelic (con Niccolò Fabi alle tastiere), che compongono la colonna sonora, vere e proprie porte percettive verso un´abiezione paradossalmente romantica; azzeccati gli scenari lividi di un Friuli roccioso e sanguigno; infine, più che convincenti le interpretazioni dei protagonisti. E se Alvaro Calca è un´acerba promessa nel ruolo di Cristiano e Elio Germano, a volte peraltro sopra le righe, è in ogni caso una conferma nel ruolo di 4 Formaggi, ciò che lascia a bocca aperta è la straordinaria aderenza al ruolo di Rino da parte di Filippo Timi, un attore che ancora non ha raccolto quanto di buono lascia presagire dalle sue doti tecniche, e che qui è di gigantesca bravura e intensità , un Dio sbagliato che sa amare e punire in maniera non convenzionale, un grumo di emozioni ancestrali e scorrette che gli occhi e il fisico dell´attore perugino rendono incomprensibilmente abbracciabili.
Come spesso accade nei film di Salvatores, però, il risultato è leggermente inferiore alla somma delle singole parti; in questo caso, poi, è sporcato da un finale del tutto indegno di quanto di grandiosamente epico ed evocativo era stato costruito in precedenza, e questo nonostante l´angelica voce di Anthony and the Johnsons che coverizza da par suo la dylaniana Knocking on heaven´s door.
All´uscita dalla sala, si rimane in ogni caso colpiti dal pugno allo stomaco di una rappresentazione dei rapporti sociali e della situazione dell´Italia senza apparente via di scampo, la cui tragica fatalità ci rimarrà in testa per molto tempo a venire. Un film politicamente scorretto, certo non perfetto ma drammaticamente attuale. Da vedere.


