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The Millionaire

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 04-12-2008

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the millionaire The MillionaireJamal Malik è seduto nella postazione del concorrente alla trasmissione “Chi vuol essere milionario”, davanti al cinico conduttore Prem Kumar. Domanda dopo domanda, risposta dopo risposta il giovane si sta giocando la possibilità  di un futuro da nababbo, fino ad arrivare alla domandona da venti milioni di rupie. Per il pubblico di Mumbay (ex Bombay) Jamal è già  una leggenda, ma l´umile ragazzo del tè di un call center gioca solo per riconquistare l´amore della bella Latika. L´ha conosciuta da bambino nei bassifondi della città , quando, assieme al fratello Salim, scappava dalle persecuzioni dei musulmani (e rimaneva orfano), se ne è innamorato da adolescente mentre Salim diventava un mafiosetto locale e la ragazzina era avviata alla prostituzione, è diventato un amore maturo adesso che, splendida donna, è diventata l´amante del boss mafioso per cui lavora Salim. Ogni risposta è uno squarcio nel passato di Jamal, poiché proprio nel passato si nascondono le chiavi per accedere alla sua fortuna…

È proprio di questi giorni la tragica cronaca che ha portato alla ribalta la capitale finanziaria dell´India, e ci dovremo fare il callo che, mentre la crisi finanziaria impazza nel crasso occidente, la diffusa globalizzazione ha portato ad una rivoluzione di quelli che erano gli equilibri economici mondiali, e quello che fino a ieri eravamo abituati a considerare il Terzo Mondo da oggi sarà  l´ago della bilancia che peserà  le controversie internazionali. L´India è proprio uno di quei paesi che, coniugando povertà  estrema a smodata ricchezza, si candida a questo ruolo indubbiamente non invidiabile. La stessa cosa accade anche in campo cinematografico, e The Millionaire di Danny Boyle è semplicemente la punta di un iceberg che indica un fenomeno ben preciso: i soldi veri ora girano dalle parti di Bollywood. Perfino Steven Spielberg e la sua Dreamworks hanno siglato un contratto con le case di produzione indiane per portare nuovi liquidi alle esangui casse delle major americane, e così lo stesso Boyle si augura con il prossimo film di rimanere in India per filmare proprio quel mondo dello spettacolo che per quanto esotico ha i numeri, le stelle, i capitali e le frequentazioni malavitose per poter competere con quello americano. La rivoluzione non si giocherà  soltanto in ambito finanziario, ma anche sul piano dell´estetica, cosa che bene o male già  stava accadendo, ma se prima erano i registi indiani a spostarsi ad occidente (Shekkar Kapur, Mira Nair, Gurinder Chadha) adesso saranno quelli occidentali ad andare a bagnarsi sulle rive del Gange. The Millionaire anticipa anche tutto ciò.

Di primo acchito ad una trama simile non ci si darebbe un soldo. Sembrerebbe l´occasione frustrante per valutare il grado di livellamento a cui ci ha condannato la globalizzazione galoppante, con immagini da piccolo schermo canonizzate fino ad occuparne il grande e un´ambientazione da studio televisivo che potrebbe essere a Mumbay come in qualsiasi altro posto, il che equivale a dire da nessuna parte. Ci voleva un regista come Danny Boyle, che si autodefinisce punk, per partire da una situazione così patinata per aprirci gli occhi sulla cruda verità  della fame e della carne che la sottendono. Il quale è vittima di una sorta di equivoco che si porta dietro dai tempi di Trainspotting, quando il successo che ne seguì lo trasformò in una sorta di autore venerato da una fetta di cinefili come un Tarantino o un Rodriguez. In realtà  con gli ultimi titoli della sua produzione (28 giorni dopo, Sunshine) Boyle si sta rivelando sempre più un robusto regista di film di genere con un eccellente occhio estetico. The Millionaire, che però in originale era Slumdog Millionaire, contestualizzando la vicenda nei bassifondi, conferma questa impressione: un film che, tenendo come tessuto di fondo il moderno gangster movie e la commedia sentimentale, riesce ad evidenziare le contraddizioni di un mondo sempre più ingiusto nei suoi squilibri tra povertà  e ricchezza, tra onestà  e ingiustizia. Se si considera che lo sceneggiatore Simon Beaufoy ha scritto anche Full Monty che poi è stato un po´ il paradigma per Machan, confrontarli evidenzia come il film di Boyle veleggi a una distanza siderale da chi invece preferisce edulcorare la realtà  che tratta e gli spettatori che intrattiene. Perciò non solo, come ha scritto qualcuno, Dickens che incontra Capra, ma anche un interessantissimo ibrido che mescola stili e cadenze occidentali all´interno di una cornice profondamente hindi (e premio del pubblico al Festival del Cinema di Toronto 2008). Ovviamente con attori tutti rigorosamente indiani, tra i quali spiccano il giovane protagonista Dev Patel (Jamal) e la bella modella esordiente Freida Pinto (Latika), oltre al viscido presentatore Kumar di Anil Kapoor. E i numeri musicali, chiederete, possibile che ci sia un film bollywoodiano senza un solo numero musicale? Tranquilli, Boyle si permette di riservarselo per i titoli di coda e così finire in bellezza.

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