Happy Go Lucky – La felicità porta fortuna
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 04-12-2008
Tag:Berlinale, Happy-go-lucky, mike-leigh, sally-hawkins
0
Poppy è una giovane maestra d´asilo. Energica e sempre allegra, apparentemente spensierata ma caustica e sincera, vive con una coinquilina i suoi 30 anni circa senza un amore ma comunque felice. Ha un rapporto difficile con le 2 sorelle (l´una abulica e idiosincratica, l´altra borghesemente soddisfatta con figlio in arrivo ma in realtà nevrotica e psicolabile) e con il suo istruttore di guida (un fanatico destrorso che si innamora di lei in modo morboso), prende lezioni di flamenco con una collega, vive la sua vita in una Londra distratta e ambigua. Finchè non incontra un uomo che potrebbe farle perdere la testa…
Happy go lucky è un film delizioso. Nel senso, etimologicamente non del tutto corretto, che è una gioia vederlo, entrarci dentro, farsi accarezzare dalla sua allegria, e da quella di una protagonista scoppiettante e piena di vita (cui Sally Hawkins dona volto, smorfie e modi di dire in maniera sublimamente naturale, giustamente premiata a Berlino lo scorso febbraio). Induce al riso, continuamente, con un sense of humour tipicamente britannico che gioca sui contrasti e sui sottintesi. Sa far riflettere con stile, inserendo momenti di cupezza narrativa proprio negli istanti più buffi (l´ultima gag con l´istruttore di guida, per esempio, o la crisi della sorella incinta), sapendo quindi spingere il pedale del freno per evitare di scadere nel farsesco. Ha una valenza sociale importante; Poppy lavora con i bambini, è una bambina anch´essa nell´animo, sa come far giocare i piccoli, semplicemente, lasciandoli liberi di essere sfrenati, senza far veder loro le briglie che vengono tenute molto meno tese rispetto alle sue colleghe (quasi tutte sull´orlo di una crisi di nervi), ma allo stesso tempo capisce bene fin dove si può spingere e riesce quindi a salvare da una situazione complicata un bimbo violento e prepotente, che riflette a scuola le modalità comportamentali della sua famiglia sfaldata.
Nonostante tutto questo, rimane un retrogusto di amarognola insoddisfazione. Quante Poppy esistono realmente nel mondo? E soprattutto: è poi così giusto essere proprio come Poppy? In altre parole: il messaggio lanciato, cioè dell´essere felici perché la felicità aiuta noi, gli altri e la vita ad essere migliori, può davvero essere messo in pratica con una tale esaltazione messianica? A volte la protagonista, con il suo continuo non prendere sul serio nulla, sembra non ascoltare davvero i segnali di aiuto degli altri, almeno finchè questi non giungono ad essere perfettamente evidenti (e in questo caso, si rischia di essere andati già troppo oltre, e di non riuscire a ritornare indietro in maniera credibile); è davvero giusto tutto questo? Forse Leigh, nella sua saggezza, ha voluto però mostrarci anche questo. Forse, l´altra faccia della medaglia è perennemente in agguato, e sembra dirci che bisogna fare molta attenzione a superare le barriere e che non si deve mai smettere di ascoltare per aiutare davvero. E allora il tema del film può essere non del tutto edulcorato, in linea con i suoi precedenti lavori che non avevano quest´allegria così scoppiettante, pur nel solco di un sottinteso humour nero che è il suo marchio di fabbrica. Le pieghe intorno alla bocca della protagonista, quando non sono illuminate dal suo sorriso disarmante, hanno un che di sinistramente seducente e terribilmente maturo. Stanno a significare che la crescita è responsabilità , e che non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma un amore nuovo nasce anche dove sembra non essercene bisogno, e ci sono altre strade da percorrere e altre persone da conoscere e incontrare. Nel frattempo, navighiamo in un placido lago con i nostri migliori amici, progettando nuove sfide. Questa è la vita, secondo Leigh: da prendere sul ridere, ma mai sottogamba. Con le dovute cautele, da maneggiare con cura. Senza essere la Poppy di inizio film, arrabbiandosi e indignandosi anche se necessario, ma con un sorriso nascosto nel cuore da donare a chi ci circonda.
Così, il mondo sarebbe un po´ migliore. E chi sa quanto ne avremmo bisogno.
Da vedere, per fugare le nebbie della crisi.


