Solo un padre
Posted by Sara Sagrati | Posted in Cinema | Posted on 29-11-2008
Tag:Luca-Argentero, solo-un-padre
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Carlo, dottore dermatologo con studio ben avviato, si ritrova da solo con una figlia piccola da accudire e proteggere. La moglie non c´è e Carlo sta cercando di tirare avanti aiutato dai genitori, dagli amici e dai colleghi. L´incontro con Camille, ricercatrice francese appena arrivata a Torino per partecipare ad un progetto di mappatura del cervello, farà emergere la verità sulla sua vita e lo metterà di fronte alle sue priorità e responsabilità
Luca Lucini si riconferma uno dei registi italiani più talentuosi della sua generazione. Sia che si tratti di Tre Metri Sopra il Cielo o di questo Solo un Padre, ha sempre una visione di insieme dei film che decide di girare. Ne studia la sceneggiatura, la fa sua e mette al servizio della storia la scelta delle inquadrature, utilizzando un suo codice visivo. Questa sua visione d´insieme è particolarmente evidente in questo caso, dove esiste la difficoltà di dover mettere in scena ben due protagonisti: Carlo, rispettato medico-ragazzo padre che ha subito un trauma e si sforza di tirare avanti, e Carlo, uomo dolorante nell´anima e incompleto, che nasconde un dolore che nemmeno lui sa comprendere fino in fondo. Lucini riesce a mostrare i due aspetti di quest´uomo anche grazie alla macchina da presa e Luca Argentero è bravissimo nel renderli entrambi sullo schermo.
Eppure Solo un Padre è un film non riuscito. Certo, per una ragazza forse non c´è niente di meglio che assistere ad un film con un bel dottore, benestante, figo come Luca Argentero, sensibile, dolce, generoso e per di più prolemunito. Ma il film soffre di un problema di adattamento. È tratto infatti del libro Le avventure semiserie di un ragazzo padre scritto dall´australiano Nick Earls, difficilmente riproducibile sullo schermo, in quanto è stato scritto come una sorta di diario, con lunghe riflessioni e flussi di pensieri. Ma il cinema è prima di tutto immagine e allora come fare? Le due sceneggiatrici, Giulia Calenda e Maddalena Ravagli, hanno optato per dialoghi tra il padre e la bambina e per momenti di solitudine accompagnate dalla musica. Nel primo caso la scelta sarebbe perfetta, se non fosse che le parole pronunciate da Carlo sono troppo auliche e poco credibili: nessuno, tra sè e sè, usa un linguaggio così letterario e analitico. In più, il numero di momenti musicali è davvero troppo alto. Nella commedia classica americana, ad un certo punto, arriva spesso il “montage sulla musica”. Serve a far capire il passaggio del tempo o a mostrare brevemente ed efficacemente diverse situazioni che si stanno svolgendo. In Solo un Padre questi momenti si moltiplicano, appesantendo il ritmo del film, nonostante la scelta di canzoni assolutamente godibili e molto romantiche.
Ma questi potrebbero apparire solo come personalissimi appunti di visione, così come sarebbe possibile attaccare facilmente il film per sovrabbondanza di product placement. Ma la verità è che il difetto più grande di questo film è che rappresenta un´occasione mancata di poco. Poche sfumature avrebbero potuto rendere Solo un Padre un universale ritratto al maschile, mentre, alla fine, si riduce tutto al classico italico-cattolico senso di colpa e ad una possibile redenzione. E Carlo, uomo così maledettamente moderno e imperfetto, avrebbe meritato di meglio.
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