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Nessuna verità

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 20-11-2008

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nessuna verita Nessuna veritàDopo una brillante operazione in Iraq, l´agente della CIA Roger Ferris viene spostato ad Amman per dare la caccia al misterioso sceicco Al-Saleem, sorta di plenipotenziario di Al Qaeda nella regione e responsabile di attentati suicidi in città  europee come Manchester, Sheffield e Amsterdam. Per raggiungere il suo scopo, Ferris si allea con il raffinato e mellifluo capo dei servizi segreti giordani, Hani Salama; così, oltre ai controlli continui via satellite del suo capo, Ed Hoffman, che impartisce ordini e gestisce doppiogiochismo e accordi sottobanco dagli uffici di Washington, Ferris viene monitorato anche dai giordani, cui non sfugge l´interesse che l´agente segreto prova per un´infermiera di origine iraniana. Grazie a un abile stratagemma, Ferris riesce a scovare il pericoloso Al Saleem, ma le cose non vanno proprio per il verso giusto…

Il libro da cui è tratto il film, scritto da David Ignatius, giornalista del Wall Street Journal che si è occupato per 10 anni di questioni relative alla CIA e al Medio Oriente, sembra manna dal cielo per attizzare le velleità  blockbusteriste di Ridley Scott: c´è azione, c´è spionaggio, c´è amore, c´è doppio gioco, c´è violenza, c´è conflitto; c´è, insomma, tutto quel mix di ingredienti che fanno il cinema in generale, e più in particolare il cinema di Scott da I duellanti in poi. Ma la mano di un regista deve essere salda, e quella di uno sceneggiatore abile, nel saper mescolare insieme tutti questi ingredienti per confezionare un prodotto che sia realistico, credibile, interessante e fruibile. Non è questo il caso, purtroppo.
Che c´entra infatti, per esempio, la storia d´amore tra Ferris (agente della CIA con mille dubbi, sì, ma del tutto integerrimo e fedele al suo mandato) e un´infermiera, per giunta iraniana? Forse l´intento era quello di mandare un messaggio politically correct al pubblico o ai potenti di turno, ma la vicenda è del tutto fuori luogo.
Com´è possibile che un agente segreto così abile ed esperto come Ferris si faccia sostanzialmente fregare come un pivellino almeno un paio di volte nei vicoli della medina di Amman? Com´è possibile che un sofisticato congegno come il Predator System, capace di individuare uno spillo da 10000 metri di altezza, si faccia fregare da quattro jeep che roteano nel deserto? E come possiamo credere che Al-Saleem farebbe parlare così tanto un agente CIA (sceneggiatura enfatica e tremendamente didascalica, fra l´altro, in questo punto), e si farebbe insultare e sputare addosso?
A parte questi problemi, è lo stesso impianto “politico” del film a sconcertare. Il filoamericanismo di fondo presenta arabi cattivi a-tecnologici che sono pronti al martirio e arabi buoni che sembrano anche peggio dei cattivi e che frequentano bordelli di lusso, mentre gli americani buoni si fanno mille dubbi e vivono senza certezze e quelli cattivi, tutto sommato, portano a scuola le bimbe sulla station wagon e soffrono d´insonnia per la sicurezza nazionale. E´ del tutto inopportuna questa visione manichea e ipocrita del mondo, anche se è probabile che questo non fosse l´intento iniziale di Scott, che in passato ha dato prova di una valenza politica vagamente anarchica (vedi Black hawk dawn, ma anche gli stessi Il Gladiatore e Thelma e Louise); purtroppo il regista si è evidentemente lasciato prendere dallo spirito della vicenda narrata e ha calcato la mano sugli elementi che solleticano il pubblico medio, ignorando quasi del tutto di approfondire personaggi altrimenti interessanti, che quindi rimangono ritagliati nel cartone come immobili figurine statiche.
A nulla vale la bella interpretazione di Russell Crowe (al quarto film con Scott, ormai quasi un suo attore feticcio), ingrassato nel fisico e nella postura e magistralmente idoneo all´interpretazione dell´ambiguo Hoffman. Sprecato Leonardo Di Caprio, statuario e non credibile. Intensa l´interpretazione di Golshifteh Farahani, una delle più importanti attrici iraniane, nel ruolo dell´infermiera.
Al termine di più di due ore di violenza ed esplosioni, resta ben poco. Solo una frase, pronunciata alla fine da Crowe/Hoffman: “Nessuno è innocente in questa guerra”. Finalmente una verità , dopo troppe ridicolaggini: ma non è proprio il caso di soffrire per 128 minuti per conoscerla. Tenetevela per voi, dopo aver letto questa recensione, e andate a fare shopping.

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