007 – Quantum of solace
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-11-2008
Tag:007, Amalric, Blofeld, Campbell, Connery, Coppola, Craig, Fleming, Foster, Glen, James-Bond, Kubrick, Kurilenko, luna-park, M, Moore, Quantum, Quantum-of-solace, Spectre
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James Bond, alias Agente 007, è riuscito dopo un folle inseguimento a condurre il misterioso Mr. White catturato al termine di Casinò Royale al cospetto di M. La quale si attende informazioni sulla misteriosa organizzazione che rappresenta, mentre l’agente si accontenterebbe di vendetta e di una spiegazione sul tradimento dell’amata Vesper. Ma le cose – causa insospettabili traditori – non vanno come dovrebbero, e il servizio segreto inglese si ritrova a un punto morto. Unica traccia, un versamento di banconote segnate ad Haiti: dove James conoscerà in seguito a uno scambio di persona la misteriosa Camille. E l’ancor più misterioso Dominic Greene, apparente filantropo ecologo che in realtà ha in mente ben altro e tenta di accaparrarsi una risorsa molto più vitale del petrolio a partire dalla Bolivia…
D’accordo, per molti aspetti è il primo. E’ il primo film della serie 007 a costituire un vero e proprio sequel della puntata precedente, tant’è che inizia – note di produzione – un’ora dopo la fine del bel (e fortunatissimo) film precedente. E’ il primo film in cui la Bond Girl di turno (una Kurilenko da togliere semplicemente il fiato) non finisce a letto col nostro eroe. E, a memoria di bondofilo come non mi vergogno di essere, il primo in cui a M scappa una parolaccia. Al ventiduesimo film della serie ufficiale, curiosità da tenere a mente per la prossima partita a Trivial Pursuit: peccato che il film sia brutto, di una bruttezza senza remissione. Assolvendo però, paradossalmente, a una dimostrazione dell’importanza del lavoro del regista che non sarebbe stata illustrata meglio da un Coppola o da un Kubrick.
Mi spiego. John Glen e Martin Campbell, tra i registi più assidui della epopea bondiana, sono due illustri carneadi (sfido chiunque a ricordare un loro lavoro al di fuori della serie di cui sopra). Ma almeno sapevano come dirigere una scena d’azione, come trovare un montaggio adatto, come cavar fuori dalle situazioni più improbabili un filo di ironia. Ma qui a dirigere è Marc Foster, di cui ci piacque l’esordio in Monster’s ball e ci dispiacque tutto il resto fino al disarmante Il cacciatore di aquiloni. Un regista con malriposte pretese autoriali: pretese che qui arrivano a un livello dei presunzione ai limiti del ridicolo. E, complice (ma sarebbe più esatto dire corresponsabile) una sceneggiatura di una povertà insolita a cui pare incredibile possa aver partecipato Paul Haggis, il risultato è letteralmente fastidioso. Con un profluvio di inquadrature tanto rapide quanto immotivate (con qualche scavalcamento di campo addirittura imbarazzante) inscatolate in un montaggio a dir poco imbecille che impone un timing di un paio di secondi a sequenza a prescindere dal senso, oltretutto con una macchina da presa spesso piazzata in modo da minimizzare il possibile impatto spettacolare (si veda la delirante lotta finale nell’albergo nel deserto, girata in campo lungo o piani ravvicinatissimi che non ci azzeccano nulla). E tutto assai serioso, assai pensoso, più esattamente assai pomposo. Ma, del resto, i primi quindici minuti – con due sequenze di azione notevoli quanto pasticciate – ci avevano avvisato. Siamo in un luna park impazzito che avrebbe pretese di cosa seria: col risultato di non far neanche divertire. E di sprecare anche un cast che, oltre alla bellezza di cui sopra, schiererebbe anche un Daniel Craig a suo agio e un Amalric capace di regalarci un cattivo potenzialmente memorabile. Incasserà (del resto viene distribuito in 500 copie) e magari farà parlare. Ma il consiglio è di tornare, se non proprio al capostipite Connery, almeno a Moore. Lì di solito ci si divertiva. Qui non accade mai: e dopo poco si guarda l’orologio più dello schermo. Momento di sollievo, come suggeriva il titolo giocando sul nome della misteriosa organizzazione – Quantum – cui fa riferimento l’originale e di cui al termine della pellicola non sappiamo una virgola di più? No, momento di pena. Evitabilissimo: Spectre e Blofeld erano davvero altra cosa..


