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Si può fare

Posted by Sara Sagrati | Posted in Cinema | Posted on 03-11-2008

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si puo fare Si può fareAll´inizio degli anni ´80 il sindacalista Nello, troppo moderno per le sue idde politiche e troppo antico nella sua vita privata, viene spedito a fare il dirigente della cooperativa 180. Con sua sorpresa scoprirà  che si tratta di una sorta di parcheggio per malati mentali usciti dai manicomi a seguito degli effetti della legge Basaglia. Dapprima scoraggiato, Nello comincerà  il suo lavoro cercando di coinvolgere i “particolari” soci alla condivisione e al lavoro.

Non si pensi allo slogan della campagna di Barack Obama o alla sua conseguenza italiana veltroniana. Si può fare non ha niente a che fare con le presidenziali americane o con la campagna del partito democratico, e nemmeno con l´esclamazione del professor Gene Wilder nel Frankenstein Jr di Mel Brooks.
Si può fare è invece ispirato a tante storie vere di cooperative di lavoro per diversamente abili nate negli anni 80 a seguito della definitiva chiusura dei manicomi. Il titolo si rifà  alla frase che utilizzavano i dirigenti di queste cooperative per sostenere le, spesso, strampalate proposte dei soci durante le assemblee.
Un esperimento decisamente unico nel panorama cinematografico italiano contemporaneo, ovvero quello di puntare sui toni della commedia per raccontare una storia del nostro passato prossimo. Qualcosa che era più in voga negli anni ‘60 e negli anni ‘70, ma che oggigiorno è un unicum. Una scommessa vinta da Giulio Manfredonia, già  regista di È già  ieri con Antonio Albanese e Se fossi in te con Paola Cortellesi e Fabio De Luigi, che usa al meglio un cast eterogeneo e assolutamente ben in parte. Merito soprattutto del tocco leggero di una sceneggiatura scritta col cuore e con la testa dallo stesso Manfredonia e da Fabio Bonifacci.
Bonifacci è ormai un marchio di garanzia del cinema italiano, un sinonimo di “piacevole divertimento”. Il “Bonifacci Touch” ha permesso a film leggeri, spesso interpretati da volti televisivi, di andare ben al di la del mero prodotto di intrattenimento: E allora mambo! con Paolo e Luca, Lezioni di cioccolato con Luca Argentero, Sesso, bugie e calcetto, sempre con Bisio, Notturno Bus con Valerio Mastrandrea, sono tutti piccoli gioiellini di quel “cinema medio” che tanto manca all´industria cinematografica nostrana. Film ben fatti e ben scritti, che parlano del nostro tempo e che riescono a far divertire con intelligenza e senza troppe pretese intellettuali.
Si può fare rientra perfettamente in questa categoria, ma forse va anche oltre commuovendo e risvegliano la voglia di combattere per i propri ideali. Si potrebbe ribattere che le storie dei malati mentali raccontate sono fin troppo banalizzate e che il rischio è quello di mostrare le loro psicosi come semplici e divertenti passeggiate. Ma non è così. In questo film si ride con i malati e mai dei malati. La vicenda è ben delineata e non è mai del tutto prevedibile. Perché Si può fare mostra che aiutare i malati mentali con il cuore, la volontà  e la promessa di una dignitosa normalità â€¦ si può fare.

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