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Pride and glory

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 28-10-2008

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pride and gloy Pride and gloryQuattro agenti della Squadra Narcotici di New York vengono uccisi in un agguato mentre stanno facendo irruzione in una casa dove si nasconde un pericoloso spacciatore. Per l’inchiesta viene istituita una squadra speciale , di cui fa parte Raymond Tierny, figlio di un alto funzionario del Dipartimento di polizia e fratello del capo della Narcotici, che pur essendo un ottimo poliziotto è finito tra le scartoffie di un ufficio a causai di un fattaccio accaduto anni prima e mai del tutto chiarito. Ray scopre che dietro a quello che sembra un tragico agguato di routine si nasconde un giro di corruzione e spaccio di droga in cui è coinvolto il cognato Jimmy, caposquadra violento e senza scrupoli, e indirettamente il fratello, capo inetto e senza polso; è così costretto a una scelta fra i legami di sangue e la verità …

Pride and glory è un film di genere. Poliziesco al millimetro. Solido, quadrato, dal meccanismo oliato alla perfezione, scritto con scrupolo e dovizia di particolari, girato impeccabilmente (da un regista come Gavin O’Connor, fra l’altro, che ha diretto quasi solo telefilm e documentari ed è noto al pubblico solo per Tumbleweeds del 1999), recitato da un quartetto di attori perfetti (Edward Norton, Jon Voight, Colin Farrell, Noah Emmerich). Cosa si potrebbe volere di più? Forse, un po’ di emozione. Certo, mentre la pellicola scorra a volte si trasalisce e ci si domanda “cosa succederà  ora?”, salvo poi darsi una risposta che, immancabilmente, vediamo apparire sullo schermo. Si potrebbe aprire l’annosa questione se un film di genere possa trasmettere messaggi, veicolare punti di vista e opinioni, far discutere e sorprendere. Non è questa la sede più opportuna per dirimere un tale nodo: ci limitiamo a sottolineare come l’emozione, nel lavoro di O’Connor, sia un elemento praticamente assente. Tanto che, all’interno di una vicenda tutto sommato ricca di colpi di scena e di situazioni violente, si rischia perfino di annoiarsi un po’, e di guardare di sfuggita l’orologio. Riesce difficile scrivere queste parole, dato che non si è in presenza di un brutto film. Forse, abbastanza inutile, di sicuro tremendamente già  visto, ma niente affatto disprezzabile. Inoltre, la tematica del film (il bisogno di dire la verità , la dicotomia tra ragione e sentimento, tra dovere e legame familiare), ancorchè stra-abusata, viene resa almeno più varia dalla presenza non tanto, o meglio non solo, di un protagonista e un antagonista (Norton vs. Farrell), ciascuno portatore di suoi propri valori, ma anche di comprimari di fondamentale importanza (il padre e il fratello, per esempio) che apportano una dinamicità  alle visioni del mondo e danno brio a una vicenda altrimenti insopportabile nella sua ovvietà ; e ci si domanda se sia meglio l’onestà  umile di chi ha mentito in passato e perso tutto ciò che amava oppure la lealtà  opportunistica di chi pensa di poter tollerare un po’ di marcio, purchè sia in quantità  tale da poterne uscire tutti puliti. Ma questa è una variazione su un tema troppo noto per non farci sentire un’assordante musica di sottofondo: Pride and glory è un perfetto esempio di produzione americana, attenta ai particolari nello script e nelle location (una New York violenta, degradata e notturna post-tolleranza zero, che però sembra quasi ricostruita in studio tanto è precisamente quello che ci si aspetta) ma, alla fine dei giochi, esangue.
Ottimo per un pomeriggio domenicale al multisala, meno per riflettere.
Poi, si potrebbe parlare del fatto che in Italia, noi, film di genere di questo tipo ce li scordiamo, per incapacità  di chi scrive, di chi dirige e di chi recita e per insipienza dei produttori. Ma questo è davvero un altro film. Che apre ferite di cui è meglio tacere, per carità  di patria.

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