Tropic Thunder
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 22-10-2008
Tag:Aldrich, Apocalypse-now, Ben-Stiller, Platoon, Robert-Downey-Jr., Tom-Cruise, Tropic-thunder, War-movies
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Tugg Speedman è un divo degli action movie in pericolosa caduta di popolarità , specie dopo un film in cui aveva tentato la frusta carta di interpretare un ritardato per risollevare le proprie quotazioni. Jeff Portnoy, diventato famoso per orrendi film comici in cui il riso dovrebbe scaturire dalle ripetute scoregge, vorrebbe dimostrare al mondo di valere qualcosa come attore. Kirk Lazarus, australiano pluripremiato agli Oscar, desidera interpretare un nero al punto di subire anche un intervento per scurirsi la pelle. Aggiungeteci un divo del rap e un giovane attore di belle speranze e avrete il probabile cast di un kolossal ambientato nel Vietnam e basato sul libro scritto da un presunto reduce. Quando il regista, giovane e inesperto, provoca un incidente che mette a rischio il proseguimento delle riprese – anche a causa delle ire di un produttore tanto ricco quanto volgare e spregiudicato – il reduce suggerisce una soluzione: qualche telecamera digitale, un po’ di giungla lontano dal set, i protagonisti liberi di agire, e il film si farà da solo. Peccato che nella location scelta agisca una banda di pericolosi trafficanti di droga molto più interessati ai loro affari che alla riuscita della pellicola. E così, privi di ogni contatto con l’esterno e convinti di star recitando, i cinque si troveranno a combattere una guerra vera…
Onorato da un discreto successo durante l’estate USA e dopo una notevole campagna pubblicitaria arriva sugli schermi italiani Tropic Thunder, ultima fatica di e con Ben Stiller. Che non è solo un commediante di talento, purtroppo spesso coinvolto in pellicole tutt’altro che memorabili (ma quasi sempre, va riconosciuto, di enorme successo), ma anche uno sceneggiatore e un regista senz’altro disuguale però non banale: basti ricordarne l’esordio dietro la mdp con il bel Giovani, carini e disoccupati. Qui siamo quasi a livello, e la pellicola è migliore di quello che il brutto trailer poteva suggerire. Prendendo spunto a livello narrativo dal meccanismo del film nel film e a livello contenutistico dalla presa in giro dei war movies di ambientazione vietnamita, Stiller sa però andare almeno un po’ oltre. E proporre una parodia in qualche modo metalinguistica, dove l’oggetto di derisione non è tanto il genere cinematografico in quanto tale (le citazioni dissacranti, da Platoon ad Hamburger hill fino al totem Apocalypse now, si sprecano e spesso sono azzeccate) ma Hollywood in quanto tale. Una Hollywood che non è più fabbrica dei sogni ma industria ferreamente e crudelmente organizzata, dove la società produttrice (gli irresistibili falsi trailer iniziali che presentano i protagonisti) è già garanzia e guida del prodotto finale, per cui se la Fox Searchlight non può che produrre film in odore di Oscar, la New line si specializza in pellicole basate sulla flatulenza e così via. E dove, infine, al risultato si sacrifica tutto, comprese eventualmente le vite di registi e divi. Nulla di nuovo, per carità , visto che è almeno dalle pellicole del grande (e sottovalutato) Aldrich che se ne parla. Di differente, e meritoriamente, c’è il linguaggio insolito della trattazione: comico, certo, ma volutamente sgradevole e demenziale nel senso migliore del termine, capace di sorprendere lo spettatore con sequenze praticamente splatter (la scena in cui Stiller vuol dimostrare che il realtà la testa del regista saltato in aria è solo un modello) e di provocarlo con una grevità voluta e intelligente. Peccato che poi la pellicola riveli ambizioni forse eccessive, con tanto di discorso quasi pirandelliano (e incongruamente serioso) su maschera e volto dell’attore: ma intanto ci si è divertiti e, anche se la parola è grossa, magari si è fatta qualche piccola riflessione. Aggiungiamoci un cast affiatato (con una grande Robert Downey Jr.), qualche cameo straordinario come quello dell’irriconoscibile Tom Cruise nella parte del padrone, e una bel meccanismo narrativo che non si dilunga inutilmente, e il risultato è buono. Con un po’ più di autocontrollo probabilmente sarebbe stato ottimo: ma ci si può decisamente accontentare.


