Quel che resta di mio marito
Posted by Chiara Bruno | Posted in Cinema | Posted on 17-10-2008
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Arvilla ha cinquant´anni ed è appena rimasta vedova. Quel che resta di suo marito Joe è un pugno di cenere in un´urna piuttosto ingombrante, che la donna e le sue due migliori amiche scarrozzano – e spandono – a bordo di una cadillac bonneville attraverso un´America da cartolina. La destinazione è Los Angeles, dove le attende la figliastra Francine, che minaccia Arvilla di toglierle la casa, se non si vedrà consegnare al funerale quel che resta del padre. Ma si sa, le strade sono un´impagabile fucina di svolte.
Quel che resta di mio marito è il primo film americano distribuito dalla Teodora. Oltre a essere un film semplice. Tre attrici sublimi (i premi Oscar Jessica Lange e Kathy Bates, e la candidata all´Oscar Joan Allen), un´auto rossa decappottabile, reliquia del caro estinto, e un viaggio che ribalta la consuetudine cinematografica, riservando inaspettati piacevoli incontri, e la riscoperta di una insperata altra giovinezza. Per il resto, la pellicola dell´esordiente Cristopher N. Rowley – regia inesperta, qualche bella idea non sviluppata a pieno -, è un “on the road” al femminile che porta avanti la storia di tre caratteri banalmente complementari – la donna matura e indipendente, la donna matura e morigerata, la donna matura solo all´anagrafe -, che si incontrano-scontrano, e inevitabilmente si trasformano, sullo sfondo delle strade marginali d´America. Dall´Idaho alla California, passando per la pianura salata, le luci artificiali di Las Vegas, l´umanità varia che si incontra a bordo strada e alle pompe di benzina, le trapunte mestamente floreali dei motel e, per qualcuna, forse, addirittura l´amore. Sulla strada di Arvilla e delle sue compagne, tutte munite di foulard e occhiali da sole post Bridget Jones che fa il verso a Thelma e Louise, gli autostoppisti non seducono&derubano le signore, e ringraziano del passaggio regalando alle protagoniste la colonna sonora, e il camionista è un cowboy-gentiluomo che si compra il vestito buono per andare a cena. Nessuno strappo e nessun sussulto, per una commedia di crescita post-post-adolescenziale che vede il suo punto di forza nella sincerità ma trova i suoi limiti in quegli schemi che cerca di scardinare e a cui resta inconscia mente appigliato. Stanzialità vs. spirito libero, intraprendenza contro radicalità dei punti cardinali. Una Lange dal sorriso aperto e abbagliante, un po´ di sentimentalismo negli assolo e un´alchimia palpabile nelle sequenze a tre. Menzione speciale a Christine Baranski, strano viso da folletto di plastica e un´innegabile versatilità .
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