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Vicky Cristina Barcelona

Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Cinema | Posted on 16-10-2008

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vicky2 12226978321.miniatura Vicky Cristina BarcelonaVicky e Cristina, due amiche americane in una calda estate di Barcellona. La prima sta per sposarsi con Douglas, l´uomo che ha sempre sognato e che darà  stabilità  alla sua vita, mentre la seconda sogna l´amore vero e romantico, fuori dagli schemi, quello che non ha ancora incontrato ma che riconoscerà  al volo quando le capiterà  sotto mano. Finché a un vernissage non incontrano Juan Antonio, pittore che pare avere più notorietà  per il suo travagliato matrimonio finito a coltellate, che per la sua arte. In un solo weekend insieme, molte certezze verranno meno, compresa quella di non avere certezze.

Sin dalla trama, piuttosto prevedibile almeno nel suo sviluppo più generale, è evidente come l´intento del film non sia quello di stupire con effetti speciali. Non c´è nulla di particolarmente notevole né dal punto di vista della regia, né da quello della scrittura. Anche i due personaggi che danno il titolo all´opera sono piuttosto banali: da un lato la bionda Cristina, una wannabe al contrario, conforme al modello dell´anticonformista, e dall´altro la bruna Vicky, una precisetti impaurita persino dall´ombra dei propri pensieri, che nasconde sotto la sua corazza di sani principi delle incertezze evidenti anche allo spettatore meno esperto di psicologia. Entrambe possiedono, insomma, un´ingenuità  di sottofondo che le fa essere profondamente americane, e per questo automaticamente invise a un pubblico europeo. Già  sento le accuse di superficialità  che verranno rivolte ad Allen anche per la rappresentazione della città  spagnola, avvicinata con un occhio molto diverso da quello con cui il regista ha guardato la Londra dei suoi recenti film europei. Quelli che vediamo sono luoghi che fanno parte del nostro immaginario di turisti, e nulla di più. Gli ambienti si limitano a ristorantini e localini caratteristici, come sottolinea ogni volta la voce narrante. Ma d´altronde, questo è l´occhio con cui vivono la città  Vicky e Cristina, l´una impegnata nel suo master sull´identità  catalana e l´altra presa nella sua ricerca di una vita che sia bohemien al punto giusto.
Proprio Cristina funge da alter ego di Allen nel suo voler essere europea ma senza riuscirci. Si prendano ad esempio i dubbi sul proprio talento artistico che la ragazza esprime di continuo, e le sue ansie. Certo non si imbottisce di aspirina come il Woody cui siamo affezionati, ma non è questo che conta. E´ sempre Cristina che esprime il significato del´opera: il suo cortometraggio sul senso dell´amore, nonché la sua vita di continua ricerca, non sono altro che il nucleo del film che stiamo guardando. E se è vero che dodici minuti non bastano, probabilmente nemmeno novanta minuti sono sufficienti.
Per questo Vicky Cristina Barcelona non può fare altro che lasciare insoddisfatti. Procede in maniera piana, senza lo humour del primo Allen, ma senza nemmeno le atmosfere cupe di Match Point o Sogni e delitti. Per non parlare dello sguardo pudico con cui Allen segue le sue eroine, senza volerle esporre né fisicamente né psicologicamente. Ma proprio questo modo di risolvere i conflitti, come se il regista stesso avesse trovato la propria pace, è vera vita, e riempie lo spettatore di un turbinio di pensieri.
Un´ultima considerazione va lasciata alle ottime interpretazioni di tutti gli attori. E se Penelope Cruz è al top, come su un set di Almodovar, Scarlett Johansson interpreta il solito ruolo di seduttrice a cui Allen l´ha consacrata (o condannata), ma con più serenità , in linea con tutta l´impronta del film, come a voler recuperare anche il personaggio, fisso nel nostro immaginario collettivo, della Charlotte di Lost in Translation, film peraltro esplicitamente citato in una battuta di Vicky.

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