Un robottino cingolato dagli occhi malinconici si aggira solitario tra grattacieli ed enormi costruzioni di rifiuti. Progettato per assemblare la spazzatura in blocchi, Wall-e svolge il suo compito con regolarità , finchè nella sua routine non atterra Eve, una sonda dalla tecnologia futuristica. Contento di avere una nuova amica, e per giunta graziosa, Wall-e non si arrenderà di certo alle lune della sua compagna, nè lascerà che gliela portino via. Comincia così un’avventura spaziale che è anche una riflessione ironica e leggera sulla nostra società .
Sembra disegnato apposta per intenerire gli spettatori più piccoli, Wall-e, ed è davvero un prodigio di animazione se, senza proferire parola, riesce a comunicare emozioni molto ben differenziate. Eppure, sia per le tematiche che fanno da sfondo alla storia principale, come il nostro consumismo sfrenato e il disinteresse per la questione ambientale, sia per molti aspetti formali, questo film delizia anche un pubblico adulto. A partire dalla prima scena, con la canzone “Put on your Sunday Clothes” cantata da Michael Crawford, lo spettatore si ritrova proiettato in una dimensione un po’ retrò. Anche gli oggetti abbandonati che Wall-e incontra durante il proprio meticoloso lavoro sono fortemente evocativi e contribuiscono a creare un’atmosfera di dolce malinconia per questo nostro mondo tanto bistrattato. La musica e il cinema prima, e la danza poi, sono continuamente richiamati come espressioni di una civiltà alta e sensibile, come parti essenziali dell’esperienza di vita umana. Così il film si trasforma in un monito sentito e capace di toccare le corde dell’inconscio per le sorti del nostro pianeta.
In questo senso, però, l’ultima opera della Pixar sembra offrire anche una soluzione che vada al di là del lieto fine necessario in un film “per bambini”. L’incontro tra lo sgangherato e centenario robottino, sporco e arrugginito, goffo e sognatore nonostante la sua funzione ben precisa, e la moderna e bianchissima Eve determinata ad adempiere la propria direttiva, è la via da seguire. Il perseguimento del progresso, certo, ma moderato da una dose di tradizione e follia: questa l’allegoria dietro la solita storia del brutto anatroccolo che si innamora del bellissimo cigno.
Scritto in maniera molto intelligente, il film mostra un’attenzione particolare ai dettagli. Tutto nello storyboard è studiato per divertire e al tempo stesso far pensare. Il doppio livello di lettura è un filo costante che tiene alta l’attenzione di grandi e bambini. In questo la colonna sonora, sapientemente assemblata con alcune chicche per cultori, riesce a sottolineare i momenti salienti e a creare scene che si imprimono nella memoria per diventare ritornelli da cui ci difficilmente ci si potrà liberare.
Così, con una storia dolce e allegra e con scene di rara bellezza si arriva alla fine, senza esplosioni di “vissero tutti felici e contenti” ma con una sorta di finale aperto, che trova il suo culmine nei titoli di coda davvero geniali. Una perfezione circolare che ammalia e lascia davvero soddisfatti.


