Sfida senza regole
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 27-09-2008
Tag:Avnet, De-Niro, Gewitz, Inside-man, Mann, Pacino, Sfida-senza-regole, Spike-Lee, The-heat
0
Turk e Rooster sono qualcosa di più di due colleghi del dipartimento di polizia di New York. Sono amici, di un’amicizia maturata in quasi trent’anni di lavoro in coppia, che li ha portati anche a costruire false prove pur di far incriminare uno stupratore che altrimenti l’avrebbe fatta franca. Ora, alle soglie della pensione, si ritrovano per le mani il caso di un serial killer “giustiziere” che lascia messaggi in rima accanto ai corpi delle vittime, tutte criminali a piede libero. Quando Rooster suggerisce l’ovvio – a uccidere, vista l’irrisoria facilità con cui l’assassino entra in contatto con le vittime, potrebbe essere proprio un poliziotto – Turk rifiuta rabbiosamente di considerare l’ipotesi. Istinto investigativo? O tentativo di sviare le indagini? Intanto le vittime si accumulano, e Turk – il cui odio per chi la fa franca dà luogo anche a spiacevoli incidenti di immagine e la cui vita è complicata dalla non facile relazione con la collega Karen Corelli della CSI – diventa il principale sospettato…
Ci sono pellicole che diventano eventi ancora prima di terminare le riprese. E’ il caso di Sfida senza regole, che si fregia dell’onore di veder recitare insieme dall’inizio alla fine due mostri sacri come De Niro e Al Pacino dopo l’indimenticabile sequenza nella tavola calda di The heat – la sfida del mai abbastanza benedetto Michael Mann. Ovvio che ci fosse fibrillazione tra gli amanti del cinem,a, e ovvio che ci si aspettasse un’opera di livello almeno medio alto: un cast del genere rappresenta pur sempre un atout formidabile, che da solo vale potenzialmente la metà o più della riuscita del film. Peccato che qui manchi quasi tutto il resto, e il risultato sia decisamente modesto. Di chi la colpa? Inevitabilmente di tanti fattori. Sicuramente di una sceneggiatura – scritta da Gewitz, che pure ci regalò un congegno narrativo perfetto con Inside man di Spike Lee – che si apre ambiziosamente a moltissimi temi (la radicale differenza tra giustizia e giustizialismo, la vecchiaia, il crepuscolo degli eroi) ma di fatto finisce con l’aggrapparsi disperatamente al presunto colpo di scena finale che però uno spettatore mediamente avvertito azzecca in meno di un’ora, accumulando per il resto situazioni e personaggi monodimensionali quando non addirittura inutili (la figura dell’avvocatessa cocainomane o dello stupratore). Così come della regia di Avnet, sicuramente condizionata dalla coppia stellare fino a risultare assolutamente anonima, capace solo di illustrare piattamente la vicenda senza valorizzare in alcun modo né ambiente né il pur bel cast cast di contorno. Ma, ahimè, colpa anche dei due grandi vecchi coinvolti, decisamente non al top della forma e, probabilmente, nemmeno tanto interessati a fornire una prestazione più che alimentare. E così, se Al Pacino pur senza strafare riesce a dare qualche tratto di dolente umanità al suo personaggio, De Niro sembra ormai limitarsi a gonfiare le guance e piegare in giù gli angoli della bocca. Poco, davvero troppo poco. Nelle conferenze stampa di lancio del film, i due hanno dichiarato di voler tornare insieme al più presto: auguriamoci con uno script migliore e un regista che non si limiti a fissarne stupefatto le gesta.


