Shanghai Baby
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 19-09-2008
Tag:Bai-Ling, Berengar-Pfahl, Shanghai-Baby
0
Coco (come Coco Chanel) è una giovane scrittrice cinese avida di vita che, nell´attesa di completare il romanzo che le darà la celebrità , va a vivere con il fidanzato pittore Tiantian, il quale, idolatrando la ragazza, non riesce però a concludere a letto. A una festa Coco conosce Mark, uomo di punta di un´azienda tedesca a Shanghai, bello, sicuro di sé, sposato, e subito tra i due nasce una torrida relazione. Tiantian, compresa la situazione, lascia libero il campo e si trasferisce nel sud del paese, ma presto si dà alla tossicodipendenza. Coco, intuitiva, corre a consolare il suo grande amore platonico, ma allo stesso tempo non riesce a dimenticare Mark. Proprio per trovare un finale al romanzo i cui personaggi ricalcano ormai quelli della vicenda, Coco si precipita a Berlino ad affrontare Mark e famiglia…
Attenzione: avvertenze per l´uso. Se lo conosci, lo eviti! Al peggio non esiste mai limite, eppure preventivamente siamo già pronti a scommettere che Shanghai Baby sarà una delle peggiori sòle della stagione cinematografica. Tratto da un bestseller cinese dell´autrice Zhou Wei Hui (che firma anche la sceneggiatura) e che in patria ha sollevato scandali per il ritratto della disinibita protagonista e per il tema della droga, in realtà il film segna la prima coproduzione cinematografica cino-tedesca e rappresenta un po´ il corollario di quello che sono stati i giochi olimpici del 2008: un´operazione di ricostruzione di facciata della nuova Cina imprenditoriale che vuole far bella figura di sé davanti al mondo occidentalizzato. Se lo fossero risparmiati! Perché la storia della bella Coco che si divide tra spiritualità artistiche e voglie da bagasciona, che discetta amabilmente di Milan Kundera tra un´ingroppata e l´altra e che balla come una cubista in discoteca per trovare l´ispirazione letteraria, avrebbe potuto strappare anche qualche grassa ghignata se non si prendesse così tanto e desolatamente sul serio.
Diretto da Berengar Pfahl, regista televisivo tedesco, è indubbiamente evidente come Shanghai Baby sia stato pensato per essere mandato in onda sul televisore in due o più puntate, di cui questa versione cinematografica ne è il compendio. Intanto per la voce ammorbante e asfissiante della protagonista che fa da didascalica sutura a tutto ciò che le succede, e che il doppiaggio italiano non ha fatto che appiattire ulteriormente con una monotona voce over che ricorda quelle che commentano certi film porno. Poi per la sconcertante scelta di distribuire la “pellicola” in un mortificante formato video 4/3, sgranato e talmente male illuminato da rendere indistinte le figure di notte e deprimente la luce in esterni come in una qualsiasi fiction televisiva tedesca. Scelta che, tra l´altro, rende vana perfino l´unica ragione per cui varrebbe la pena di vedere questo pastrocchio, cioè le avvenenti grazie della stupenda Bai Ling (che evidentemente ci teneva così tanto a questo progetto da ricoprire anche il ruolo di produttrice esecutiva), che qui si concede abbondantemente, incessantemente e senza remore. Dato che, malgrado i numerosi ruoli interpretati (Il Corvo, Nixon, L´angolo rosso, Anna and the King, Wild, Wild West, Lei mi odia), non sia mai riuscita a sfondare al cinema, riteniamo che le sue evidenti doti attoriali non risiedano nel talento. Perciò prevediamo per lei, e glielo auguriamo, un futuro da capace produttrice sulla falsariga della nostra Edwige Fenech. Comunque Shanghai Baby rimane una cosa atroce!


