PA – RA – DA
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 18-09-2008
Tag:Marco-Pontecorvo, Miloud, PA-RA-DA
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Nel 1992 arriva a Bucarest un giovane francese di origini algerine, Miloud Oukili, con l´intenzione di “essere al centro della Storia”: il regime di Ceausescu è crollato da 3 anni e lui, clown di strada, sente di poter dare una mano alle numerose organizzazioni umanitarie che stanno già lavorando in Romania. Dovrebbe rimanere un mese, o poco più. Ci rimarrà 12 anni, dopo aver scoperto l´esistenza dei boskettari, ragazzini espulsi dagli orfanotrofi e costretti a vivere rintanati nelle fogne come animali, ed aver offerto loro un´opportunità di redenzione attraverso l´arte circense di strada.
La storia vera di Miloud, affascinante figura di artista unico nel suo genere fino a farlo diventare quasi un santo laico, è stata conosciuta relativamente di recente in Italia, attraverso una tournee del suo gruppo di ragazzini e una partecipazione a Zelig, qualche anno fa. Il clown francese ha già ispirato molti articoli e qualche libro (fra cui è da ricordare Buongiorno, buonasera, ti voglio bene di Alberto Rivaroli, ed. Fabbri), ed ora anche un lungometraggio diretto da Marco Pontecorvo, figlio del mitico Gillo, qui all´esordio nella lunga durata. La figura di Miloud si presterebbe facilmente ad agiografie di dubbio gusto, ampiamente ricattatorie nei confronti dello spettatore e largamente manichee; il pregio di Pontecorvo è stato quello di aver sottolineato, oltre alle sue ovvie qualità , anche le sue ambiguità , il suo essere duro e scontroso, per nulla incline al compromesso, il suo amore per un esibizionismo un po´ provocatorio. La vicenda incredibile della nascita della sua associazione PARADA (da cui il titolo del film) diventa così un commovente apologo sulla testardaggine del Bene, non esente da pecche soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi (troppo spesso tagliati con l´accetta, tanto sono monolitici e monotematici) ma intrigante e sorprendentemente avvincente, nonostante si conosca già il finale (peraltro svelato fin dall´inizio, visto che si tratta di un lungo flashback).
Non mancano i momenti di coinvolgimento emozionale, e non potrebbe essere altrimenti: le morti di alcuni personaggi-chiave, la lotta contro la corruzione più sordida e la malavita più bieca, i difficili rapporti con le istituzioni sono state il leit-motiv dei primi anni di vita di Miloud a Bucarest, unitamente ai sospetti della popolazione e alle accuse infamanti e ingenerose. Tuttavia, è ammirevole la capacità , oltre alla volontà , del regista (anche sceneggiatore insieme a Roberto Tiraboschi) di non spingere il piede sull´acceleratore di un buonismo peloso e vagamente ipocrita, buono a far stare tranquille le coscienze sporchissime di noi occidentali.
Girato spesso e volentieri con camera a mano, addosso ai volti degli attori, il film convince e commuove. I piccoli attori, tutti all´esordio sul grande schermo dopo un casting complicatissimo e tormentato nelle scuole rumene, donano immediatezza e concretezza alla vicenda, e Jalil Lespert, già protagonista di vari film di Cantet (fra cui il pluripremiato Risorse umane), Guediguian e Resnais, è convincente in una parte difficile come quella di Miloud. E´ un film piccolo e semplice, che ha meritato gli scroscianti applausi che il pubblico veneziano gli ha rivolto e che meriterebbe migliaia di spettatori in sala anche solo per il messaggio, romantico sì ma niente affatto scontato né mieloso, che propone a chi lo guarda. E cioè che non c´è nulla che possa fermare chi ha un progetto in testa, nessuna barriera per chi ha il coraggio di guardare in volto le persone e sorridere loro, salutandoli con un “buongiorno” e abbracciandoli dicendo “ti voglio bene!” ma anche spronandoli ad avere rispetto, per sé stessi e per gli altri. Un messaggio antico come il mondo, ma quanto mai disatteso e quindi vieppiù attuale.
Consigliato, con molti fazzoletti in tasca.


