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Le tre scimmie

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 15-09-2008

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le tre scimmie Le tre scimmieUn imprenditore impegnato politicamente in un´ardua campagna elettorale uccide accidentalmente un passante in un incidente d´auto. Per evitare uno scandalo, chiede al suo autista, un cinquantenne rassegnato con moglie energica e piacente e figlio adolescente svogliato e delinquentello, di autoaccusarsi: con gli sconti di pena si farà  al massimo sei mesi di carcere, e una volta tornato in libertà  verrà  ricompensato con molti soldi. L´uomo, allettato dal denaro, accetta, ma mentre è in galera l´imprenditore (nel frattempo trombato alle elezioni) intreccia una relazione con sua moglie, in cambio di un anticipo della somma…

Primi piani intensi, che sfiorano le rughe d´espressione e i volti devastati dal tempo e dall´inganno, oppure indugiano su controluce indagatori. Camera immobile, a scrutare tra le pieghe dell´animo di attori spesso immobili (come nella splendida sequenza finale, quando una pioggia liberatoria bagna l´inferno interiore che devasta il protagonista), oppure a spiare, come dal buco di una serratura, scene madri in campo lungo, dove gli attori si rincorrono urlando e il pubblico deve svolgere quel ruolo voyeuristico che il cinema stesso, assai spesso, gli elargisce. E il desiderio di svelare quello che rimane nascosto, che non viene detto e neppure visto e sentito (ecco spiegato il titolo, che rimanda al gioco delle tre scimmiotte che non vedono, non sentono e non parlano). Questo è il cinema di Nuri Bilge Ceylan, cui Cannes sembra aver consegnato le chiavi della vittoria di premi prestigiosi (prima, nel 2003, un Premio Speciale della Giuria e la Palma d´Oro per le interpretazioni maschili a Uzak, ora, nel maggio scorso, il Premio per la Regia). Un cinema volutamente antispettacolare, che chiama in causa in primis la lezione di Antonioni ma sa prendere direzioni del tutto personali.
In questo caso, è evidente il tentativo di Ceylan di mostrare l´imperturbabilità  della natura umana di fronte agli eventi, una sorta di eterno ritorno dell´uguale di nietzschiana memoria che si insinua tra i gesti difficoltosi, ma insieme carichi di significato, di una famiglia in disgregazione evidente in cui ognuno fa finta di nulla, cercando uno scopo all´esistenza anzichè fermarsi invece a riflettere e, magari, parlare in modo sincero. Gli errori si assommano implacabili e il perpetuarsi di una specie di peccato originale che nulla potrà  bloccare, neppure la consapevolezza dell´errore, diventa l´unica certezza. Senza speranza, senza consolazione. Se non fermarsi sotto un temporale. Se non sapere di avere, forse, salvato la vita a qualcuno avendo dannato la propria.
Un film di immagini cristalline, di purezza atemporale, di drammatici chiaroscuri. Ma anche, ahinoi, un´opera di difficile digeribilità , che andrebbe non doppiata anche solo per rispetto alle intensissime interpretazioni dei protagonisti, e cui auguriamo di tutto cuore un seppur minimo successo commerciale: la data di uscita, a inizio stagione insieme ai blockbuster americani e ai film veneziani, è coraggiosa, ma a volte piccole sorprese riescono a rompere il muro del silenzio

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