The rocker – Il batterista nudo
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 14-09-2008
Tag:Dion, Jack-Black, Lucky-Break, Peter-Cattaneo, Rock, The-full-Monty, The-rocker
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Negli anni ’80 Robert Fishman detto “Fish” è andato a un pelo dal diventare famoso in qualità di batterista della hair band Vesuvius. Ma non c’è arrivato, perché su pressioni della casa discografica il resto del gruppo l’ ha estromesso proprio alla vigilia del successo per far posto a un nipote del boss. Vent’anni dopo Fish è un impiegato precario, ancora ossessionato dall’occasione mancata e spesso costretto, a seguito di ripetuti licenziamenti, a cercare ospitalità dalla sorella. Finché non scopre che il timido nipote Matt non milita in una band liceale. Cui, guarda caso, è venuto a mancare il batterista. Superate le prime perplessità legate soprattutto alle diversità anagrafiche e di carattere, il progetto comincia a prendere piede: e quando per tutta una serie di circostanze Fish si ritrova a fare le prove nudo e finisce su Internet, il gruppo diventa immediatamente famoso e si aggiudica un contratto per la medesima odiata casa discografica all’origine dei suoi guai. Ma stavolta, pur tra mille ripensamenti e malintesi col resto del gruppo (c’entra anche l’inizio di una liaison con la madre del cantante), il batterista non si lascerà scappare la seconda opportunità …
The rocker – il batterista nudo è l’ultima fatica di Peter Cattaneo. Che aveva convinto tutti col fulminante esordio The full monty, a tutt’oggi il film inglese più visto della storia, cui aveva fatto seguito un Lucky Break comunque non disprezzabile sebbene lontano dalla riuscita complessiva del precedente. Dati i presupposti, le aspettative per il nuovo titolo erano moderatamente fiduciose: e, se nessuno si aspettava un capolavoro, la speranza era almeno per una commedia all’altezza dei titoli precedenti. Il che, purtroppo, non accade: e il filmetto, pur non sgradevole, è di quelli che si dimenticano appena usciti dalla sala.
Prendendo vagamente spunto dalla vicenda di Pete Best, batterista dei Beatles sostituito da Ringo Starr proprio alla vigilia del successo che fa anche una comparsata, il regista sembrerebbe voler riproporre il meccanismo alla base del suo originario successo: personaggi svantaggiati cui si presenta una seconda, imprevista possibilità per far quadrare i conti con le proprie sfortune ed errori. E la scelta di calare la vicenda nel contesto della musica rock, con la sua mitologia di eccessi cadute e resurrezioni, era potenzialmente azzeccata. Peccato che il tutto rimanga sulla carta, con una vicenda che sembra pensata per i film Disney di qualche tempo fa dove il lieto fine era obbligatorio e le zone d’ombra assolutamente bandite, tra interpreti piuttosto sciapi (il protagonista Rainn Wilson, reduce da The office, ce la mette tutta ma onestamente non vale la metà del Jack Black di School of rock cui evidentemente sembra rifarsi: quanto ai giovani sembrano tratti di peso da una puntata di Amici, e non è un complimento) e una sceneggiatura talmente scontata da risultare disarmante. Tant’è che, pur con una durata piuttosto contenuta, l’operina lascia qua e là spazio alla noia. Restano un paio di battute (quella su Celine Dion) e una discreta colonna sonora scritta e pensata – cosa rara per pellicole del genere – appositamente per il film: un po’ poco per poter convincere. Ripeto, non sgradevole. Ma da qui a un buon risultato ce ne corre. Si può aspettare il passaggio in tv. E il rock come insieme culturale (o sottoculturale che dir si voglia) resta inesplorato.


