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Caio Moroni è figlio di operaio e nipote di operaio,«il terzo di una generazione ostinata cresciuta con la fabbrica nell´anima»: pane e fabbrica, come sottolinea Roberto Betz nelle prime pagine del suo folgorante romanzo. E per reggere il peso
del lavoro sottopagato bisogna avere «le palle dure come il ferro»: un virilismo posticcio nel quale però cadono i lavoratori della Tecnomasio Italiana Brown Boveri, un´industria che produce motori marini e locomotive. Arrivare a fine mese è una conquista, e per arrivarci ci vogliono tenacia, senso del dovere e responsabilità . Poco importa se si è sfruttati: c´è il pane da portare a casa, la sopravvivenza da garantire alla famiglia. Se non si riempie la pancia si muore. Ivano, il fratello di Caio, non è della stessa idea:
cresciuto a fabbrica e libri, si solleva contro quel modo di pensare, non accetta di essere solo il dente di un ingranaggio nel cieco e alienante asservimento alla macchina. Seguendo così le orme ribelli del nonno. E ciò che gli viene opposto dalla famiglia,
dagli amici è che «mica è un uomo chi baratta la famiglia per le idee! [...] A criticare son bravi tutti!». Quella stessa mentalità che sta divorando le nuove generazioni, portate a barattare per un tozzo di pane tutti i progressi sociali duramente conquistati da chi li ha preceduti.
La vicenda inizia nel marzo del ´43, in una Milano che continua a lavorare «in una cieca e ostinata volontà di svolgere il proprio ruolo, aggrappandosi con forza alle inerzie quotidiane», e che accetta passivamente il divieto di scioperare mposto dai fascisti. Sarà Ivano, con l´amico Rodolfo, a inserire il sasso che bloccherà l´ingranaggio: licenziato senza giusta causa, metterà in moto un sciopero che lo porterà prima in prigione, poi sulle montagne a combattere con i partigiani. Caio no, Caio china la testa e si lascia brutalizzare dal lavoro con la paura di perderlo. «Era tutto deciso fin dalla nascita»: ognuno ha un destino già
scritto. E non saranno le vessazioni e le ingiustizie sempre più frequenti, che comincia a vivere in prima persona, a fargli cambiare idea, ma l´amore per Lina e il tentativo di sfuggire alla chiamata alle armi. Che lo porteranno dapprima nei campi di lavoro, poi in una fuga verso la Val d´Ossola per ricongiungersi con la donna che ama. Lì ritroverà anche Ivano, e parteciperà alla guerra artigiana.
Se questo è lo scheletro, non è tutto qui il romanzo del milanese Roberto Betz. La sua è una scrittura densa, piena di notazioni e di particolari, estremamente documentata e con precisi riferimenti storici. Si tratta di un´opera di finzione, ma è anche uno spaccato d´epoca realistico ed efficace. Betz non si sottrae alle contraddizioni dei suoi personaggi, ma anzi le amplifica portandoci a una forte identificazione,che sa condurre con mano ferma lungo il dipanarsi delle pagine. La guerra di Caio è un romanzo che si legge d´un fiato, avvinti alle vicende dei protagonisti e conquistati da uno stile liscio e immediato che non rinunzia però ai contenuti. Un romanzo di formazione che ci fa riflettere non solo sull´epoca rappresentata ma che mostra, anzi, inquietanti analogie con il nostro presente. E, se nella prima parte è raffigurata la realtà della fabbrica, nella seconda il respiro si apre ai monti, allo scambio non sempre concorde di idee, alla lotta resistenziale e all´amicizia virile. Con un personaggio, Rodolfo, che riecheggia allo stesso tempo gli ideali più alti della lotta sociale, unendo con un filo invisibile la Resistenza al Sessantotto, i diritti violati di allora a quelli profanati nell´oggi, l´esperienza dell´iniquità e della prepotenza dei tedeschi e dei fascisti a quella di chi
pretende di governare il nostro presente. Il potere di seduzione degli ideali più universali è irresistibile, e ci coinvolge non meno di quanto faccia con il protagonista. Anzi, sa aprire domande che sono altrettanti squarci sul nostro presente, portandoci a ragionare sulle scelte e sulle responsabilità , sull´importanza della memoria, delle nostre radici per comprendere non solo il passato, ma la pericolosa deriva nella quale stiamo scivolando oggi, arrendendoci a una barbarie che lega il nazifascismo al potere economico-politico, in una simmetria innegabile ed evidente. Ed è proprio nella trasformazione di Caio, qualunquista che riesce a conquistare con le proprie forze la consapevolezza, che avvertiamo l´importanza di conquistare una libertà che certo nessuno ci regalerà mai. Scopo del potere è evitare che i vessati si uniscano, perché in quel caso non potrebbe tener loro testa e nessuno potrebbe far nulla contro di loro: basterebbe restare uniti per abbattere anche le montagne. Una lezione che la storia c´insegna, e che è la considerazione anche di questo romanzo.


