08. Settembre 2008

Il papà di Giovanna

La locandina del filmIl papà di Giovanna è il ritratto impietoso di un debole, un uomo che si annulla nella sua condizione di padre, disposto a sacrificare i ruoli di marito e insegnante per dedicarsi anima e corpo all’amore, cieco e distorto per la figlia. Quel poco che Pupi Avati ci dice dell’ennesimo suo protagonista perdente serve solo a completare il quadro di squallore che avvolge il personaggio interpretato da Silvio Orlando, artista mancato a cui non resta che rovesciare illusioni sulla figlia non all’altezza. Giovanna, infatti, è una ragazza timida e bruttina, incapace di intessere normali relazioni sociali o di divertirsi come i propri compagni. E a nulla valgono le iniezioni di autostima che il padre le infligge quotidianamente, o gli aiuti non sempre leciti che lui si sforza di darle. A completare il non idilliaco quadretto di famiglia c’è la madre Delia, impersonata dall’algida Francesca Neri, relegata nel ruolo di bella principessa intoccabile e intoccata, esclusa da ogni discorso o gesto d’affetto, eppure figura positiva e integra nella propria solitudine.
E’ una famiglia come tante, quella che vediamo riunita intorno al desco, come quelle dove non ci sono figlie aspiranti modelle, dove non sempre è tutto rose e fiori, dove ci si sforza di volersi bene, o almeno fare finta, perchè è più facile così. Finchè, la scoperta del cadavere di un’amica di Giovanna insinua dubbi nell’apparente e faticata armonia. Dove può portare l’eccesso di amore di un padre incapace di gestirlo non si può svelare. Ma si può dire almeno dove porta questo film: all’esplorazione di ciò che costituisce la base dei rapporti familiari più intimi, che a loro volta si riversano nella formazione dei figli, come biblicamente sembra ricordarci Avati. Ma se siamo nella Bibbia, allora si deve trattare del Nuovo Testamento, con la sua apertura alla speranza, tipica del regista, e di più non si può dire.
Il regista racconta con la dolcezza e la delicatezza che gli sono proprie una storia intimista, di quelle che commuovono e strappano anche un sorriso, ma senza sconvolgere, senza portare ai singhiozzi. Il papà di Giovanna è, però, allo stesso tempo una storia universale, perchè tutti siamo stati figli, se non anche genitori, spesso imperfetti, parti di famiglie male assortite, nonostante gli sforzi da ogni lato. E’ un racconto di ciambelle che non riescono col buco, ma che se si ha il coraggio di assaggiarle magari sono buone.
Proprio questo spiraglio, però, può essere l’anello debole di un’opera altrimenti solidissima. Al singolo spettatore resta da valutare se lo svolgimento dei personaggi, per il resto caratterizzati molto bene, sia del tutto conseguente. E ancora di più, alla sensibilità di ognuno è lasciata l’interpretazione della morale del film, se la si vuole trovare. Personalmente, non sono convinta fino in fondo, ma la forza di una storia riposa anche nella sua capacità di insinuare dubbi e di farci pensare, e questo Il papà di Giovanna riesce a farlo fino in fondo.
La forza del film sta proprio nell’umanità dei personaggi, che il regista stesso, ponendosi in secondo piano, fa risaltare. Tutto, nell’opera, concorre a mettere in evidenza la caratterizzazione dei personaggi e le ottime interpretazioni attoriali, che rendono piacevole e credibile l’intero film. Il resto è sfondo, anche l’ambientazione nell’Italia fascista, per nulla pretestuosa: al contrario essa aggiunge il contesto di giudizio sociale che avvolge il nucleo familiare, rete di attese e apparenze che ruota attorno ai tre protagonisti, oltre a conferire quella nota di universalità che è necessaria per il significato del film.
Proprio per questo, è stata giustissima la decisione della giuria di conferire la Coppa Volpi a Silvio Orlando all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, a suo agio nel suo solito ruolo dello sfigato. Non poteva aspirare a un Leone un film che manca di una forte connotazione registica, srotolandosi in maniera più che lineare lungo la trama avvincente di per sè, ma lasciata a se stessa. Molto brava è anche Alba Rohrwacher; unica nota stonata è la fine macchiettistica del vicino di casa poliziotto, interpretato da un Ezio Greggio che è difficile guardare come attore.

Non ci sono commenti!

Scrivi un nuovo commento

Sono permessi i seguenti Tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>