Kung Fu Panda
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-09-2008
Tag:animazione, Dreamworks, Fabio-Volo, famiglia-allargata, Jack-Black, Kung-fu, Pixar, Wuxia
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In una valle cinese popolata di animali antropomorfi, Po è un panda che insieme al padre (misteriosamente, un papero: che anche nei disegni animati vada affermandosi il concetto di famiglia allargata?) gestisce un piccolo ristorante in una valle cinese. Ma il suo sogno sarebbe quello di diventare un guerriero esperto nelle arti del Kung fu. Logico che, quando dal monastero che domina la valle, giunge la notizia che sta per essere indetto un torneo che porterà alla scelta del Guerriero Dragone – cui la lettura della Pergamena del Drago darà poteri illimitati – Po si precipiti ad assistere allo spettacolo. Meno logico – ed anzi francamente irritante tanto per il maestro Shifu quanto per i suoi cinque allievi Tigre, Gru, Vipera, Mantide e Scimmia – che il prescelto risulti proprio lui. Inutile dire che tutti si daranno da fare per convincerlo a desistere dall’addestramento: ma quando giunge la notizia che il temibile ex discepolo Tai Lung è scappato di prigione e sta viaggiando alla volta del monastero per impossessarsi del potere, anche Shifu dovrà accettare la predizione. E Po, a dispetto di tutte le previsioni, saprà ricambiare la fiducia…
Presentato con molti applausi all’ultimo Festival di Cannes e onorato di incassi consistenti, Kung Fu Panda sbarca ora in Italia con tutte le intenzioni di ripetere gli exploit d’oltreoceano. Previsioni fin qui rispettate alla grande: non ingiustamente, va detto, ché l’ultimo nato di casa Dreamworks si fa vedere volentieri. Intendiamoci, meglio non fare confronti tecnici o d’animazione con la rivale di sempre Pixar, che stravincerebbe: si direbbe anzi che la casa produttrice abbia scelto – più o meno volutamente – di proporsi per un dignitoso livello medio, senza particolari ricerche o innovazioni dal punto di vista grafico. Tant’ è che, in modo solo apparentemente paradossale, dal punto di vista dell’animazione convincono di più i primissimi minuti bidimensionali e chiaramente ispirati ai manga del resto della pellicola. A convincere maggiormente è la dimensione narrativa. Che sa far coesistere un sincero ma non pedante omaggio ai classici del genere – per fortuna il citazionismo programmatico e pressoché fine a se stesso dell’ultimo Shrek viene abbandonato a favore di una narrazione più distesa e meno concentrata sulla singola situazione – con una morale certo non nuova (la vera forza è dentro di sé, nulla è impossibile) ed anzi tipicamente americana ma espressa con delicatezza e ricorrendo insolitamente a formule dei trasmissione quasi zen (dire altro sarebbe rovinare la sorpresa e quindi me ne astengo). Ne risulta una pellicola briosa, dove si sorride spesso e si apprezzano le puntuali riproposizioni di alcune situazioni archetipe del genere Wuxia (l’addestramento, i combattimenti sospesi in aria, l’applicazione di devastanti quanto apparentemente innocue mosse segrete) riproposte però in modo da poter divertire anche chi, come il pubblico infantile, sia a digiuno di riferimenti. Non memorabile, ma il biglietto lo vale: e Fabio Volo in qualità di doppiatore non sfigura nei confronti della voce originaria di Jack Black. Se proprio non trovate un bambino da accompagnare, potete andare a vederlo anche da soli senza vergognarvene.


