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ELDORADO ROAD

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-09-2008

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eldorado.miniatura ELDORADO ROADCosa fare se rientrando in casa trovi un ladro nascosto sotto il tuo letto? Domanda tutt’altro che peregrina per Yvan, quarantenne grasso e collerico importatore d’auto americane in Belgio, che una sera qualsiasi si ritrova proprio nella situazione descritta. Forse basterebbe chiamare la polizia: ma, per motivi che si chiariranno lungo il racconto, Yvan non è dell’avviso. E, dopo una notte di veglia a sorvegliarne le possibili mosse, decide di far finta di niente e portare il ladruncolo – che si chiama Didier, ma si presenta come Elie – al primo crocicchio per tentare l’autostop. Ma, tornato sul luogo, lo ritrova nello stesso punto. Scatta allora la decisione di accompagnarlo dai genitori. Nel viaggio i due crederanno di fare amicizia, ma non è detta l’ultima…

Eldorado Road, opera seconda di Bouli Lanniers, ha vinto la “Camera d’Or” all’ultimo festival di Cannes. Collezionando recensioni entusiastiche anche da più di una penna celebre. Giustamente, miracoli della mai abbastanza “celebrata” distribuzione nostrana, esce all’inizio di stagione in un numero ridicolo di copie, coprendo in pratica poche città  capozona, ed è destinato fin d’ora a far parte delle rassegne estive che si occupano di film introvabili. Peccato davvero: perché, se forse non merita gli elogi sperticati strappati nel corso di un Festival in minore (destino del resto comune a tutte le kermesse di questa annata), l’opera è di livello e avrebbe meritato un altro trattamento. Se non altro per la sua capacità  di demolire un immaginario partendo proprio dalla ossessiva riproposizione dei suoi stilemi.
Pur ambientato in Belgio – decisamente il paese europeo meno propizio a un esperimento del genere – Eldorado Road è infatti un road movie sotto tutti gli aspetti. Non solo quello più banale della trama, ma soprattutto nella riproduzione fotografico/icononografica della vicenda. Dove un magnifico cinemascope riesce a trasformare un paese noto per la monotonia dei suoi paesaggi in una contrada western, dove tutte le marche esposte – da quelle sul giubbotto di Yvan alle insegne di anonime stazioni di servizio – rimandano a tutto quanto abbiamo metabolizzato del genere on the road. Che svolgeva sempre il tema della sfida impossibile e del prossimo Eldorado, da cui probabilmente il titolo. Ma siamo nella vecchia Europa, e le sfide – oltre a essere estremamente possibili – sono destinate a non portare a nulla: nemmeno a quel minimo recupero dei sentimenti che i due protagonisti cercavano. Didier non riuscirà  a far pace coi genitori e ricadrà  nell’eroina da cui aveva giurato di volersi disintossicare: Yvan non riuscirà  a liberarsi tramite lui di un senso di colpa legato alla morte del fratello minore. Restano da seppellire i morti – uomini o animali che siano – e tornare a casa, senza aver ottenuto nulla tranne un tratto di strada insieme. Temi non proprio lievi, che avrebbero potuto dar luogo a un dramma o a un film formato Wenders del primo periodo: lieve però il tocco, che li sa risolvere in un umorismo lunare (talvolta fin troppo impalpabile, se proprio si vuole trovare un difetto) e vagamente kaurismakiano, capace di riconciliare con un cinema povero quanto intelligente. Difficile trovarlo in giro: ma almeno da vedere nel prossimo (e stavolta necessario) DVD. Bello, ed è già  molto.

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