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X Files – Voglio crederci

Posted by Chiara Bruno | Posted in Cinema | Posted on 05-09-2008

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x files X Files   Voglio crederciLi ritroviamo come li avevamo lasciati: razionale e disincantata Scully, ora alle prese con il dramma emotivo di un piccolo paziente affetto da malattia incurabile; solo e sempre più deciso a “crederci” Mulder, in eremitaggio in un posto top-secret di cui solo Dana conosce l´ubicazione. Ma quando un (ex) prete pedofilo (forse) sensitivo conduce l´FBI al ritrovamento di alcuni resti umani sepolti sotto la neve (proprio) a Vancouver, il più scettico degli agenti è costretto a rintracciare Mulder…

“I Want To Believe”, recita il mitico poster che David Duchovny/Fox Mulder ha portato con sé nel trasloco dal vecchio ufficio dell´FBI al nuovo nascondiglio tra le montagne. E anche noi abbiamo voluto crederci. Abbiamo voluto credere che questo X-Files potesse riportarci alle atmosfere della serie conclusasi sei anni fa, a quelle storie inquietantemente inspiegabili che hanno tracciato i confini di un culto assolutamente ragionevole. Abbiamo voluto credere che un film tratto da un telefilm potesse trasmettere per una volta la sensazione di un ritorno a casa.
Invece “a casa” ci tornano solo loro. Tutto ha inizio là  dove tutto ebbe inizio, ovvero tra le cime innevate del Canada. Peccato che il nostro percorso a ritroso finisca qui, e nella didascalica ripresa di eventi più che noti ai fan accaniti (che, vedendo Scully parlare – ancora?!?!? – della sorella di Mulder rapita dagli alieni, scoppieranno in una risata isterica), e decisamente insondabili per i neofiti (che, quando viene tirato in ballo il piccolo William, non potranno che sgranare gli occhi e chiedersi chi diavolo sia). Ma prescindendo dal fanatismo di ritorno, basta dare uno sguardo alla storia per capire il motivo di tanta segretezza. “Abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere intatta la sorpresa”, recita il regista e produttore Chris Carter. E viene da chiedersi se la sceneggiatura – che, si dice, venisse distribuita al cast un pezzo alla volta – fosse realmente su carta o venisse partorita sul momento. È così che l´inconsolabile dottoressa Scully trova magicamente su Google (sic!) la terapia che salverà  la vita a un bambino. Il tutto, ovviamente, dopo estenuanti ricerche da manuale e contro la diagnosi di morte sicura di un´intera equipe medica altamente qualificata. È così che un uomo di cui è rimasta soltanto la testa (mentre il resto del corpo è un collage bluastro di individui ambi-sesso…) sgrana gli occhi di fronte a un incredulo Mulder, mentre noi non ci stupiamo più di nulla, soprattutto dopo che il film giunge al termine e ciò che di più prossimo al paranormale si è visto è un ex prete capellone piangere sangue sulla bianca neve del Canada. “Our Lady of Sorrows”, si chiama l´ospedale cattolico in cui Scully lavora, e mai nome fu più azzeccato. E a lenire il nostro, di dolore, ci prova soltanto la mitica sigla che accompagna la foto di Bush nella sede dell´FBI. Con risultati deludenti.

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