Venezia 65 – Si tirano le somme
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Cinema, Venezia 2008 | Posted on 05-09-2008
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Esce oggi nelle sale Il seme della discordia, di Pappi Corsicato, in concorso. Qualche maligno ha insinuato che questa coincidenza sia il motivo per cui è stata annullata la proiezione stampa del film prevista per ieri sera. Se fosse vero ci sarebbe da ridere, dato che l´opera non ha nulla da temere dal giudizio del pubblico. E´ infatti divertente, per non usare l´abusato esilarante, ma anche capace di ammiccare a un pubblico snob, con citazioni e rimandi a film cult, non troppo ricercati ma sicuramente amati, come Kill Bill e Via col vento.
Già la trama è ben pepata: Veronica, moglie di Mario, rimane incinta nonostante il marito, che in quanto rappresentante di fertilizzanti è spesso fuori casa, sia sterile. Da qui si dipana una commedia che sarebbe riduttivo definire solo degli equivoci. Gli attori, bravi e non solo belli, Caterina Murino e Alessandro Gassman, danno vita a dei personaggi che pur nella loro leggerezza e apparente unidimensionalità , sono ben vivi.
Alcune scene davvero memorabili, come quella nel negozio di arredi sacri e del reggiseno Snap valgono da sole la visione del film, ma tutti gli ottanta minuti risultano più che godibili, con una comicità spudorata ma mai volgare, che usa l´italianità come spunto senza, però, finire nel macchiettistico. Fa eccezione il personaggio della madre, che è sicuramente il meno riuscito di tutti.
Ottima è anche la regia, che, senza prendersi sul serio, scimmiotta fiction e melodrammi usando le tecniche dei vari generi laddove sono più appropriati, con l´aiuto di una colonna sonora assolutamente da non perdere.
Se l´abbiano tenuto per ultimo per farci tirare un sospiro di sollievo, soprattutto ai più brontoloni, o per farci andare via con un sorriso beato, e un po´ ebete, o se sia davvero perché The Wrestler è stato finito davvero durante i tempi supplementari, non importa. Importa solo che oggi si sia visto del gran cinema, oltre alla Coppa Volpi, almeno a nome del pubblico, Mickey Rourke.
La storia è di quelle fatte apposta per commuovere, classico film sportivo in cui l´eroe, il campione di wrestling Randy the Ram, giunge al tramonto della propria carriera, e si deve confrontare con la solitudine a cui si è condannato non prendendosi cura della figlia. L´unica persona che ha è la spogliarellista Pam-Cassidy, ma si sa che ogni relazione con i clienti è vietata.
Dove sta la bravura di Darren Aronofsky, allora? Nel prendere una storia semplice e magari già sentita e, provando uno stile completamente diverso dal suo solito, mettere in scena il dramma di un uomo che ha come unica famiglia il pubblico dei suoi show, pubblico che, però, in cambio di applausi e incitamenti vuole vedere scorrere il suo sangue. La telecamera segue da vicino i personaggi, ne scruta i volti per leggere le emozioni che sono incapaci di comunicarsi altrimenti. Non ci sono sconti nemmeno per i combattimenti, ripresi in tutta la crudezza che ha reso questo sport uno dei più popolari in America, ma anche uno dei più odiati (persino Rourke ha ammesso in conferenza stampa di non avere mai avuto rispetto per il wrestling prima di girare il film, lui che era un boxeur). E´ uno sport in cui va in scena una rappresentazione concordata, ma non per questo meno dolorosa, in cui tutto è lecito purchè dia spettacolo. Ma nessuno ci dice perché Randy l´abbia scelto. Non c´è bisogno di giustificare il personaggio, dobbiamo accettarlo per quello che è, un lottatore. E da queste premesse partire per incontrare con lui il suo destino, che non pare poter cambiare, nonostante Aronofsky stesso abbia definito questo film pieno di speranza, e se stesso come un ottimista.
Ora bisognerà solo vedere se i cultori del regista di Requiem for a dream sapranno accettare il cambiamento, o se anche Aronofsky rimarrà intrappolato nel proprio personaggio.
Oscurato da Miyazaki, c´è un secondo cartone giapponese in concorso. Si tratta di The sky crawlers di Mamoru Oshii, storia di piloti aerei eternamente bambini che combattono una guerra di cui non sanno il senso tra due opposte compagnie. Dal tratto tipicamente giapponese, con inserti paesaggisti in computer grafica, il film è lento (dura due ore esatte) e la bella idea, con tanto di riflessioni filosofiche, dei Kildren che possono morire solo in battaglia si perde in scene di azione troppo concitate e ripetitive.
Sempre della serie “buona l´idea, ma perché infilarlo in concorso?” è Les Plages d´Agnès, documentario autobiografico di Agnès Varda. Istruttivo per i cinefili interessati all´attività di una regista che ha vissuto appieno il proprio tempo, il film risulta noioso e brutto per tutti gli altri, nonostante la scena iniziale con gli specchi sulla spiaggia possa illudere.
Continua anche la serie degli italiani sfiziosi nelle competizioni minori. Questa volta è la Settimana internazionale della critica a regalarci, come evento speciale, Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate. Pippo Mezzapesa, autore del cortometraggio che è stato un caso, Come a Cassano, si cimenta in un documentario tutto da ridere su un uomo che finalmente riesce a realizzare il sogno della sua vita, diventare custode a livello cimiteriale. Peccato che da quando prende servizio in un piccolo paese vicino Bitonto, la gente smetta di morire.
Girato come un reality, con contributi della gente del paese, il film, con una forte dose di humour nero, è ben riuscito. A tratti, però, sembrano venire meno i tempi comici. Forse si sarebbe potuto tagliare di più e accontentarsi di un mediometraggio davvero col botto.


