Gake no ue no Ponyo – Venezia 65 – Concorso
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema, Venezia 2008 | Posted on 01-09-2008
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Ponyo è la pesciolina dal pancino tondo figlia dello stregone dei mari Fujimoto e della dea marina Gran Mamare. Ponyo conosce Sosuke, un bambino che vive sulla scogliera con la mamma Lisa e il padre marinaio quasi sempre in mare, e ne assaggia il sangue che fuoriesce da una piccola ferita. Il DNA di Ponyo subisce una trasformazione e la pesciolina diventa sempre più umana. Il padre, che l´ha strappata a Sosuke, non permette la trasformazione, ma Ponyo fugge in una notte di tempesta versando nei mari l´elisir dello stregone. La mattina seguente il mondo è coperto d’acqua e tornato alla preistoria. A Fujimoto e a Gran Mamare non resta che decidere se riportare Ponyo nel suo ambiente o rendere definitiva la sua trasformazione…
A quanto pare le accuse d´incomprensibilità rivolte alla trama del Castello errante di Howl hanno spinto il maestro dell´animazione giapponese Hayao Miyazaki a lasciar passare quattro anni prima di sfornare una nuova opera. Nel frattempo si è dedicato al cortometraggio e ha delegato al figlio Goro i progetti più ambiziosi dello Studio Ghibli (I racconti di Terramare). Contemporaneamente le critiche lo hanno condotto ad impegnarsi in progetti più semplici e lineari rispetto agli ultimi lungometraggi. Ponyo sulla scogliera accanto al mare – in concorso – mette da parte i grandi contrasti tra Bene e Male e le ansie della crescita e della maturazione che si potevano trovare nella Principessa Mononoke, nella Città incantata e, appunto, nel Castello errante e si avvicina più alle atmosfere di Il mio vicino Totoro e Kiki – Consegne a domicilio. Troppo facile definirla opera per bambini o frutto di regressione: nelle foto scattate al Lido Miyazaki si guarda intorno con gli occhietti sorridenti del vecchio maestro zen che la sa più lunga degli altri. E ha ragione: raggiunta la consacrazione della critica, dopo quella del pubblico (in patria Ponyo ha già battuto i record d´incasso), il Grande Maestro (Leone d´Oro alla carriera nel 2005) può permettersi veramente la massima libertà senza dover dimostrare niente a nessuno. Anche presentare una libera trasposizione animata della Sirenetta di Andersen in cui è bandito ogni contrasto, non esiste il cattivo della situazione e il vero e unico godimento è lasciarsi andare alla fascinazione del tratto e alla fantasia visionaria di Miyazaki.
Che anche qui non tradiscono. Il tratto limpido che ripudia il chiaro-scuro e richiama la linea chiara del fumetto belga, i contrappunti coloristici impressionisti, la visionarietà magari meno d´impatto rispetto alle opere più consacrate ma altrettanto efficace (bellissimi la tremenda notte di tempesta, il muro marino del cimitero delle navi, la flora e la fauna del mondo allagato), la sottolineatura di tematiche a lui care come quelle ecologiche, fanno di Ponyo un´opera che può – anzi, deve essere – gustata anche da un pubblico adulto oltre che dai piccoli fan. Non è certo il film che si porterà a casa il Leone d´Oro, ma non è un caso che la proiezione al Palalido sia stata la più applaudita del concorso da un pubblico stanco di inconcludenti storie di disperazione. D´altra parte è inutile voler essere smaliziati: lo diceva anche Peckinpah nel Mucchio selvaggio che tutti sogniamo di tornare bambini, no?


