Gake no ue no Ponyo - Venezia 65 - Concorso
Ponyo è la pesciolina dal pancino tondo figlia dello stregone dei mari Fujimoto e della dea marina Gran Mamare. Ponyo conosce Sosuke, un bambino che vive sulla scogliera con la mamma Lisa e il padre marinaio quasi sempre in mare, e ne assaggia il sangue che fuoriesce da una piccola ferita. Il DNA di Ponyo subisce una trasformazione e la pesciolina diventa sempre più umana. Il padre, che l’ha strappata a Sosuke, non permette la trasformazione, ma Ponyo fugge in una notte di tempesta versando nei mari l’elisir dello stregone. La mattina seguente il mondo è coperto d’acqua e tornato alla preistoria. A Fujimoto e a Gran Mamare non resta che decidere se riportare Ponyo nel suo ambiente o rendere definitiva la sua trasformazione…
A quanto pare le accuse d’incomprensibilità rivolte alla trama del Castello errante di Howl hanno spinto il maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki a lasciar passare quattro anni prima di sfornare una nuova opera. Nel frattempo si è dedicato al cortometraggio e ha delegato al figlio Goro i progetti più ambiziosi dello Studio Ghibli (I racconti di Terramare). Contemporaneamente le critiche lo hanno condotto ad impegnarsi in progetti più semplici e lineari rispetto agli ultimi lungometraggi. Ponyo sulla scogliera accanto al mare – in concorso – mette da parte i grandi contrasti tra Bene e Male e le ansie della crescita e della maturazione che si potevano trovare nella Principessa Mononoke, nella Città incantata e, appunto, nel Castello errante e si avvicina più alle atmosfere di Il mio vicino Totoro e Kiki – Consegne a domicilio. Troppo facile definirla opera per bambini o frutto di regressione: nelle foto scattate al Lido Miyazaki si guarda intorno con gli occhietti sorridenti del vecchio maestro zen che la sa più lunga degli altri. E ha ragione: raggiunta la consacrazione della critica, dopo quella del pubblico (in patria Ponyo ha già battuto i record d’incasso), il Grande Maestro (Leone d’Oro alla carriera nel 2005) può permettersi veramente la massima libertà senza dover dimostrare niente a nessuno. Anche presentare una libera trasposizione animata della Sirenetta di Andersen in cui è bandito ogni contrasto, non esiste il cattivo della situazione e il vero e unico godimento è lasciarsi andare alla fascinazione del tratto e alla fantasia visionaria di Miyazaki.
Che anche qui non tradiscono. Il tratto limpido che ripudia il chiaro-scuro e richiama la linea chiara del fumetto belga, i contrappunti coloristici impressionisti, la visionarietà magari meno d’impatto rispetto alle opere più consacrate ma altrettanto efficace (bellissimi la tremenda notte di tempesta, il muro marino del cimitero delle navi, la flora e la fauna del mondo allagato), la sottolineatura di tematiche a lui care come quelle ecologiche, fanno di Ponyo un’opera che può – anzi, deve essere – gustata anche da un pubblico adulto oltre che dai piccoli fan. Non è certo il film che si porterà a casa il Leone d’Oro, ma non è un caso che la proiezione al Palalido sia stata la più applaudita del concorso da un pubblico stanco di inconcludenti storie di disperazione. D’altra parte è inutile voler essere smaliziati: lo diceva anche Peckinpah nel Mucchio selvaggio che tutti sogniamo di tornare bambini, no?
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