The Burning Plain – Venezia 65 – Concorso
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema, Venezia 2008 | Posted on 30-08-2008
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Sylvia (Charlize Theron) gestisce un rinomato ristorante di Portland, fissa il mare dalle scogliere come se volesse buttarsi giù ed è seguita da uno sconosciuto messicano. Sulle sconfinate pianure al confine tra Messico e Stati Uniti un camper brucia con i due amanti che custodisce all´interno: Nick (Joaquim De Almeida) è messicano, Gina (Kim Basinger) è americana, e si incontravano lì per nasconderlo alle famiglie. Al funerale di Nick, il marito di Gina inveisce contro la famiglia del messicano. Santiago (J.D. Pardo), figlio di Nick, s´innamora di Mariana (Jennifer Lawrence), figlia di Gina. Mentre irrora un campo di pesticida, l´aereo di Santiago (Danny Pino) precipita davanti agli occhi della figlia Maria (Tessa Ia). In pericolo di vita, l´uomo chiede all´amico Carlos (Jose Maria Yazpik) un favore che riguarda proprio la piccola Maria…
È nato prima l´uovo o la gallina? L´universale diatriba ricorda un po´ quella più speciosa che ha visto confrontarsi il regista Alejandro Gonzalez Iàñarritu (Amores Perros, 21 grammi e Babel) e il suo sceneggiatore di fiducia Guillermo Arriaga: la paternità di un film è da addebitarsi al regista che orchestra le maestranze e ne ha la visione globale, o allo sceneggiatore che lo inventa dal nulla e lo fissa sulla carta? Lasciamo in sospeso il giudizio almeno finché non avremo visto il prossimo lavoro di Iàñarritu che, gioco forza, dovrà realizzare senza il contributo di Arriaga. Il quale esordisce dietro la macchina da presa proprio con questo The Burning Plain per dimostrare, inutile dirlo, la verità del suo assunto: l´originalità dei tre film prima citata va addebitata proprio allo sceneggiatore. In qualche modo non occorreva questa ennesima prova del nove, bastava pensare a Le tre sepolture, film diretto da Tommy Lee Jones ma basato su una sceneggiatura originale dello stesso Arriaga. Anche lì era evidente la cifra stilistica dello scrittore messicano: un racconto condotto per ellissi in cui si intrecciano storie apparentemente separate sul piano spazio-temporale, ma che poi finiscono per confluire dandoci un ritratto della solitudine e tristezza che permeano i nostri giorni.
Con The Burning Plain Arriaga racconta quattro storie di amore estremo che, scopriremo, intrecciano il destino di due famiglie a distanza di tempo, e basate ognuna su uno dei quattro elementi – fuoco, terra, acqua e aria. Il filo rosso che le sottende è il senso di colpa per un atto estremo e il rimorso che spinge a conseguenze che colpiscono anche chi invece è innocente. Arriaga, però, si lascia aperta una porta alla possibilità che l´amore – soprattutto quello di una madre per la propria figlia – possa essere fonte di redenzione e non solo di cicatrici. E il film tocca lo spettatore: attraverso l´intensa interpretazione dei suoi interpreti (la ritrovata, splendida Kim Basinger batte ai punti la protagonista Charlize Theron – vedere la rivelazione della sua personale cicatrice), ma soprattutto attraverso un uso sapiente del montaggio che, nel finale, attraverso una giustapposizione di piani, sa far montare l´emozione, a dimostrazione di una consapevolezza (se non scaltrezza) del mezzo già raggiunte dal novello regista. È ancora presto per dirlo, le carte sono ancora tutte da mettere in tavola, eppure, data la scarsa qualità del concorso visto finora, The Burning Plain si candida seriamente ad entrare in zona premio. Se questo dovesse succedere, chissà come la prenderebbe Iàñarritu che qui a Venezia non ha mai avuto fortuna.


