In una cornice falsa come quella del Lido dove tutti sono belli, abbronzati e sorridenti, un po’ di cinismo come quello che apre Lønsi della norvegese Eva Sørhaug (Settimana Internazionale della Critica) va preso come una bella boccata d’ossigeno: una coppia investe un passante e lo lascia a terra agonizzante. Invece di chiamare un’ambulanza come farebbero tutti, inizia un’estenuante conversazione tra i due in cui lui (che è il datore di lavoro ed è al volante) cerca di convincere lei (sua dipendente non più di primo pelo) ad addossarsi la responsabilità dell’incidente: non avendo bevuto, rischierebbe al massimo 21 giorni di prigione, non accettando – è la non tanto velata minaccia – potrebbe perdere il posto. Così, semplicemente. Ecco, è questa la cifra stilistica di Piatti freddi (traduzione del titolo ma anche nome di un locale che si vedrà nel corso del film) in cui si intrecciano le vite di Christer, uno spiantato studente che non riesce a combinare nulla, perde l’appartamento perché non ha i soldi per pagare l’affitto e, per procurarseli, i soldi, finisce a letto con l’impiegata dell’incidente; di Heidi, mamma da poco, casalinga imperfetta e insicura che vive con lo stressato marito agente immobiliare; e di Leni, autistica e recente orfana di padre che deve lasciare la casa e avventurarsi nel mondo. Il tutto in una curiosamente calda e solare Oslo su cui incombono strani fenomeni che non hanno spiegazione e hitchcockianamente assediata da uccelli che aprono la vicenda, prima di chiuderla punteggiandola con una triste annotazione. Leggi articolo completo…