22. Luglio 2008

Batman - The dark Knight

Foto da Batman: The dark KnightBruce Wayne, alias Batman, ha dunque iniziato ed è andato ben oltre i suoi inizi. Forte dell’alleanza col tenente Gordon e col nuovo procuratore distrettuale Harvey Dent, sta sferrando un attacco frontale al crimine organizzato di Gotham City. Ma quando tutto sembra procedere per il meglio ecco spuntare il Joker, criminale psicopatico e deturpato mosso dall’unico desiderio di creare il caos. Distruggendo, se possibile fisicamente altrimenti psicologicamente, il nuovo simbolo dell’ordine. E, mentre vita privata e ruolo pubblico di giustiziere si confondono, l’eroe mascherato si trova ad affrontare la sua nemesi: un uomo in cerca di assoluti quanto lui, ma dall’altra parte della legge e della morale. La lotta sarà senza quartiere e prevederà non poche vittime, anche tra gli affetti più cari: e al termine si imporrà una scelta difficile quanto necessaria…

Premessa: quando un film sbaraglia ogni precedente record di incassi (155 milioni di USD solo nel primo weekend: tanto per capirci, la metà di quanto portato a casa da Indiana Jones dall’uscita), il recensore ha il dubbio che il proprio parere sia piuttosto inutile. Ma talvolta capita l’evento raro di un blockbuster con l’anima e con un tocco d’autore: è il caso di Batman– Il cavaliere oscuro, e vale la pena celebrarlo nei dovuti modi.
Che Christopher Nolan sia qualcosa di più di un artigiano è più di un’opinione almeno dai tempi dell’esordio con Memento. Altre pellicole, sia pure disuguali, hanno confermato la sua specificità. Che è una specificità, prima ancora che registica (in effetti molte delle sue sequenze potrebbero essere girate da un discreto shooter), etico/epistemologica. Nel senso che da sempre si interroga sulla verità come necessità e sui suoi possibili, più o meno consci, fraintendimenti e/o tradimenti. Lo faceva con l’apparente smemorato del proprio inizio, col poliziotto insonne e involontariamente colpevole di Insomnia, coi due illusionisti mortalmente impegnati a piegare fisica e logica (e morale)di The prestige. Qui giunge a un punto di non ritorno, che in una megaproduzione è decisamente evento raro. Nel raccontare, ibridando da almeno due capisaldi dell’immaginario del Cavaliere oscuro (Batman: The Dark Knight di Miller e The killing joke di Moore/Bolland) vita e vicende di Batman nel confronto col suo arcinemico, Nolan si interroga sulla necessità del vero in una società dominata dall’apparire (i continui rimandi ai notiziari televisivi) e dalla creazione di verità pronte ad esser sostituite dalla prossima leggenda urbana. Lo provano i racconti sulla propria (auto?)mutilazione del Joker, i consigli del fedele maggiordomo Alfred, gli scambi di persona (Wayne che si precipita a salvare l’amata Rachel Dawes salvo scoprire che sta salvando il suo amore Harvey Dent), il biglietto rivelatorio prima sottratto e poi bruciato di Rachel. Fino alla radicale scelta di campo finale, col primo supereroe della storia che accetta per il bene comune di apparire come cattivo. Intanto l’oscurità cresce (anche se mai in una pellicola di Batman c’ è stata tanta luce e tante sequenze diurne) e resta solo la notte per regolare, almeno, provvisoriamente, i conti. Sapendo di essere pazzi almeno quanto la propria negazione (il male assoluto contro il bene assoluto, il Caos contro l’Ordine: due assoluti di carta contro l’ordinaria malvagità del male), e condannati a ripetersi. Se il Batman di Burton virava verso la notte dal versante del cartoon e7o della fiaba, qui si punta al noir metafisico: e , sia pur tra qulche intoppo, si raggiunge la destinazione. Troppo lungo, se proprio si vuol trovare un difetto, e con qualche incongruenza: ma, nell’ambito specifico, un capo d’opera nobiltato dall’interpretazione maiuscola non solo del compianto Ledger ma di tutti i comprimari tra cui due premi Oscar come Caine e Freeman. Da vedere? Da vedere, senza se e ma.

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