Tropa de elite – Gli squadroni della morte
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 03-07-2008
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Rio De Janeiro, 1997. Giovanni Paolo II visita le favelas della metropoli brasiliana e, tanto per complicare le cose, decide che dormirà nel cuore del Morro do Turano, un agglomerato di povertà e miseria controllato da malavita e narcotrafficanti armati fino ai denti che Beirut, al confronto, sembra Disneyland. Il capitano Nascimento, comandante di un´elite della polizia che sembra più un corpo paramilitare, il Bope, è incaricato di “pacificare” e tenere sotto controllo la zona prima che vi arrivi il Santo Padre. Nascimento, però, è ormai logorato da quel tipo di vita e sta aspettando giusto un sostituto per tirarsene fuori, tanto più che sta anche per diventare padre. L´occasione sembra presentarsi quando la squadra deve salvare da un´imboscata della malavita Neto e Matias, due reclute idealiste che proprio non riescono a fare i conti con la corruzione della polizia regolare. I due hanno forse la stoffa per entrare nel Bope e sostituire Nascimento, ma la vicenda viene terribilmente complicata dall´elemento umano, specie nel caso di Matias che fatica a mettere da parte la sua umanità per trasformarsi in una macchina da guerra…
Ho come l´impressione che ci sia stato un grosso fraintendimento per quanto riguarda questo Tropa de elite, film molto fortunato dell´autore di City Of God, José Padilha, che in patria – dato l´argomento che tratta e con la complicità di una copia pirata – ha avuto milioni di spettatori, e che alla 58. edizione del festival di Berlino si è visto assegnare addirittura l´Orso d´oro. E il fraintendimento sta nel fatto che, poiché tratta di un paese del Terzo Mondo che fatica a mettere in moto la macchina democratica, dove le forze dell´ordine utilizzano metodi fascisti per mantenere l´ordine e le organizzazioni governative e non si scandalizzano ma poi lasciano fare perché inette, dove, ancora, imperano la povertà e la delinquenza, allora deve trattarsi per forza di un film importante con un grande messaggio alle spalle.
In realtà , di primo acchito, pare che il film si possa distinguere in tre parti ben distinte. C´è la parte più propriamente action, quella infarcita di sparatorie incrociate e di duelli a bruciapelo nelle quali, a tratti, si ha l´impressione di trovarsi di fronte a una pellicola di Hong Kong, un po´ sulla fattispecie di Ringo Lam, Johnnie To o il John Woo prima maniera: per carità , anche quello è un cinema – il più delle volte sublime – che si sta ritagliando già da tempo i suoi spazi nelle vetrine internazionali dei festival ma sempre come svago riempitivo, e non ci risulta che si sia mai guadagnato riconoscimenti di riguardo accanto a opere ben più paludate. C´è poi la parte dell´addestramento delle reclute che anelano ad entrare nella “truppa d´elite”, e qui Padilha cita quasi testualmente – ma molto più grossolanamente – il kubrickiano Full Metal Jacket, senza però la sua vena grottesca, tanto è vero che ci si chiede quanto l´autore prenda le distanze o sposi quel tipo di mentalità . Infine c´è la parte che potremmo definire il rovescio della medaglia del liberal Leoni per agnelli: anche qui abbiamo studenti, insegnanti e ONG che discutono a iosa sui massimi sistemi democratici e si adontano per la brutalità della polizia, salvo poi fare la figura degli ingenui, dei pusillanimi e, in ultima istanza, la causa di tutti i mali che infliggono la società .
A ben vedere non è difficile capire come mai José Padilha – che dal canto suo si professa buddista – e il suo film si siano visti affibbiare l´accusa di fascismo. Tropa de elite è decisamente un´opera tutt´altro che politically correct – e questo è un bene – che, almeno per una volta, ha il coraggio di fotografare senza ipocrisie lo stato delle cose. Che in alcune zone del mondo – molte più e molto più vicine di quanto possiamo credere – le “forze dell´ordine” (inteso come il nostro ordine) torturino e utilizzino tattiche che hanno più a che fare con la guerra che con la legge, è un dato di fatto che negare rischierebbe di farci fare la figura degli ingenui quanto e più dei liberali ridicolmente ritratti nel film. Casomai, Tropa de elite ha il pregio di calarsi nella mente di chi, per mantenere l´ordine, deve quotidianamente confrontarsi con coloro che, ai margini della società e senza alcuna regola da ottemperare, non hanno alcuna remora a uccidere pur di mantenere il proprio dominio. La voce narrante fuori campo di Nascimento è un accettare il suo punto di vista, il finale, poi, è approvarne la gretta mentalità senza alcun filtro.
Il che ci riporta a quella ventata di film hollywoodiani dei primi anni Settanta – e Tropa de elite, paradossalmente, pur battendo bandiera brasiliana è finanziato dai fratelli Weinstein – che si sono visti affibbiare proprio quella stessa etichetta di fascismo da una critica che analizzava i film più con canoni ideologici che con categorie estetiche. Autori come Milius e Cimino ci hanno addirittura costruito – per poi vederle crollare – le loro carriere su quella ambiguità , e a suo modo il film di Padilha (per quanto il regista non lo ammetta apertamente) ha parecchio di miliusiano, quando non ricorda addirittura il classico Dirty Harry. Oggi i film di quel periodo – e i loro autori – sono stati totalmente e pienamente riabilitati, per cui, per non cadere nello stesso errore di una Pauline Kael, ci esimeremo dal valutare il film sotto questo punto di vista. Rimane il fatto che molti di quelle pellicole brillano ancora oggi per compattezza e professionalità , doti che possiamo addebitare anche a Tropa de elite, ma ancora non ci riesce di capire cosa sia passato per la mente della giuria della berlinale che, sovrastimandolo, lo ha addirittura premiato con il massimo riconoscimento.
In ogni caso un film da vedere per giudicare con la propria testa, e che si inscrive in una corrente di critica allo stato delle nostre democrazie oggi molto sentita, come testimoniano recenti pellicole quali Leoni per agnelli, Nella valle di Elah, Il divo, Gomorra, 12…
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