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L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Posted by Giuliana Dea | Posted in Cinema | Posted on 13-06-2008

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lanno in cui Lanno in cui i miei genitori andarono in vacanza1970, vigilia dei Mondiali del Messico: Mauro attende con ansia il fischio di inizio, quando i suoi genitori sono costretti improvvisamente a partire. Mauro non lo sa, ma i suoi genitori sono dissidenti politici e devono nascondersi. Quindi depositano il figlio a casa del nonno paterno, nel quartiere ebraico di San Paolo, e spariscono dalla circolazione. Senonché, proprio quel mattino il nonno muore… E Mauro è costretto ad attendere il ritorno dei suoi con un vecchio amico del nonno, cominciando a condividere tradizioni ebraiche di cui è totalmente ignaro. Nel frattempo comincia Mexico 70…

Cao Hamburger nel suo lavoro si è occupato prevalentemente di cinema e televisione per ragazzi. E forse grazie alla sua esperienza pregressa riesce a raccontare in modo tanto efficace il punto di vista del piccolo Mauro, un bambino che improvvisamente, e senza conoscerne i motivi, si ritrova sbalzato in un mondo che non gli appartiene (il quartiere ebraico dove viveva il nonno) e in cui almeno all´inizio sembra dover vivere abbandonato a sé stesso.
La storia che ci viene narrata non è semplicemente il percorso di formazione del protagonista, ma un percorso di scoperta e accettazione di un mondo mai visto prima,e mai nemmeno contemplato.
L´ambientazione scelta (il Brasile del 1970), la concomitanza con il miglior campionato di calcio disputato dalla migliore squadra che la Storia del calcio ricordi, la condizione di dissidenti dei genitori di Mauro e la presenza del vecchio Shlomo che costringe, suo malgrado, la comunità  a perndersi cura di un piccolo Mosè salvato più che dalle acque dal totale abbandono, creano un´atmosfera a metà  tra la fiaba e la realtà ´, dove qualunque elemento in apparenza incredibile risulta non solo azzeccato ma persino necessario.
Con questi presupposti, il film sulla carta sembra perfetto.
Purtroppo non lo è.
Nonostante la regia pulita, dove non ci sono mai sbavature, un corretto utilizzo del punto di vista (che solo una volta, e necessariamente, si sposta su Shlomo), e la capacità  espressiva degli attori,
l´atmosfera e i tanti elementi affascinanti che inizialmente ci tengono attaccati alla poltrona non trovano uno svolgimento all´interno della storia.
Mauro è un semplice spettatore ignaro di tanti avvenimenti che si mescolano insieme: l´assenza dei suoi genitori, i mondiali di calcio tanto attesi e che creano una promessa non mantenuta (vengono quasi dimenticati… E non bastano due partite e la finale per renderli protagonisti), la tensione che intercorre tra lui e Hanna, (la bambina del piano di sopra) che non trova una conclusione, e la ricomparsa improvvisa di sua madre alla fine della storia, sola e ormai esule.
Tutto questo forse è troppo per un bambino di 11 anni. E l´impressione è che l´autore se ne renda conto e non voglia scendere in profondità . Probabilmente ciò significherebbe fare i conti con la propria storia fino in fondo, e in questo film di Storia non solo individuale ma di un intero Paese sembra essercene fin troppa.
Così il film è una lunghissima premessa, che non annoia ma nemmeno decolla: l´inizio del film è alla fine, quando Mauro si volta a guardare la città  di San Paolo da cui se ne deve andare per forza.
Nonostante questo, il film non è da evitare o rifiutare con sdegno. Tutt´altro. Se si amano le atmosfere e le storie che raccontano il punto di vista dei bambini, va visto e gustato fino all´ultima inquadratura, e apprezzato persino per la leggerezza con cui riesce a raccontare il dramma dell´abbandono. Sfortunatamente per chi legge, chi scrive appartiene alla categoria descritta, e ne consiglia vivamente la visione…
Per un giudizio definitivo sul regista, invece, si attende il prossimo.

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