E venne il giorno
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 13-06-2008
Tag:E-venne-il-giorno, forze-della-natura, Il-sesto-senso, Mark-Wahlberg, natura, new-age, ribellione, rivoluzxione, Shyamalan, vento
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In una luminosa mattina, improvvisamente, i frequentatori di Central Park si bloccano all´unisono e si suicidano in massa. Si pensa a un nuovo attacco terroristico su New York, ma nel corso della giornata episodi analoghi si propagano in tutto il Nord-Est fino a raggiungere Philadelphia. Qui, il professore di scienze Elliott Moore, insieme alla moglie Alma (con cui il rapporto è in crisi) e alla piccola Jess, figlia dell´amico Julian, tenta di scappare verso un luogo sicuro, al di fuori della zona circoscritta in cui gli episodi di follia collettiva, preceduti da uno strano vento che spira forte tra i campi e le fronde degli alberi, si susseguono senza sosta….
Se qualcuno si dovesse accomodare in poltrona pensando all´ennesimo finale a sorpresa e, anzi, sforzandosi di vincere la tipica partita a scacchi del regista de Il sesto senso e di The village con lo spettatore, eviti pure sforzi inutili: stavolta Shyamalan si è preso una pausa e ha pensato di scrivere e dirigere un film dove la spiegazione è palese già all´inizio e comunque in qualche modo viene “rivelata” a metà film. Non che, con questo, l´inquietudine sia minore: Shyamalan si conferma essere maestro nel creare angoscia e suspence, sia attraverso un incipit magistrale per forza ed evocazione visiva, sia attraverso lo strumento del road-movie che progressivamente riduce le possibilità di salvezza fino a giungere a un redde rationem primordiale, sia soprattutto scegliendo le forze della natura, e specialmente il vento, come protagoniste: le scene in cui vediamo i campi incresparsi con le folate in arrivo sono di geometrica potenza e trasmettono una tensione palpabile.
I riferimenti del regista sono abbastanza scontati e, purtroppo, di altissimo livello; vedendo le sequenze di fuga e di isteria collettiva, vengono infatti subito in mente Gli uccelli e L´invasione degli ultracorpi, sia per l´inspiegabile rivolta degli elementi verso la prevaricazione umana, sia per la paranoia anti-terroristica della ricerca di un “nemico” esterno che in realtà siamo noi stessi. Sarebbe ingeneroso, oltreché di pessimo gusto, provare a paragonare l´opera di Shyamalan con i monumenti di Hitchcock e Siegel; d´altronde, il regista vi si rifà abbastanza esplicitamente, e non si può non sottolineare quanto manchi, al loro confronto, un dipanarsi della vicenda che la renda del tutto convincente ed emozionante. Molto incide una recitazione al di sotto del livello di guardia: a un Mark Wahlberg catatonico si contrappone l´emergente Zooey Deschanel, mogliettina perennemente sull´orlo di una crisi di nervi ma mai credibile, mentre perfino John Leguizamo delude nei panni dell´amico Julian, indeciso fra i toni drammatici e quelli comici, a lui più congeniali. Poco possono, d´altronde, gli stessi attori davanti a una sceneggiatura che non fa risaltare i tratti dei loro personaggi, che risultano quindi assai spesso macchiette senza nerbo, e che si perde tra i conflitti amorosi, spesso insopportabili, della coppia Wahlberg-Deschanel (la cui crisi, tra l´altro, non è motivata né chiarita). Ed è un vero peccato, perché l´idea di base, seppur non particolarmente originale, era avvincente; e buona la decisione di non spiegare in modo esaustivo ciò che sta accadendo, lasciando alla sensibilità dello spettatore la definitiva motivazione. Un moralismo strisciante alla “amor vincit omnia” serpeggia però in ogni scena, e spuntano qua e là echi di new-agismo francamente fuori luogo (la necessità di isolarsi; la regola del piccolo branco; etc.). Cadute di stile che i maestri di riferimento non si sarebbero mai nemmeno sognati, tanto che il finale, non del tutto consolatorio, non redime il film dalle pecche dei minuti precedenti.
Un grosso passo avanti rispetto al deludente e autoreferenziale Lady in the water, ma ancora molto lontano dai fasti del film d’esordio. Shyamalan è un regista che sa il fatto suo, soprattutto tecnicamente: la strada è questa, siamo pronti ad aspettare. Nel frattempo, non siamo del tutto sicuri che valga la pena investire 88 minuti della propria giornata per la visione di questo film. Forse, meglio fare altro.


