Una delle ultime mode Hollywoodiane, che ha investito i nostri cinema come una fastidiosa febbre fuori stagione, è quella dei film “terror – vacanzieri”; da Turistas a Vacancy. Coppie sposate in crisi o gruppi di tardo adolescenti in giro per il mondo – il Messico per lo più, chissà perché! – si ritrovano ad avere a che fare con serial killer usciti dritti dritti da un´enciclopedia di film di genere o con luoghi sperduti dominati da minacciose presenze maligne.
Nella prima fatica di Carter Smith, al centro della vicenda vi sono quattro amici “belli e bravi” che al termine della loro vacanza a Cancun, decidono di accogliere la proposta di un conoscente e di trascorrere l´ultimo giorno da turisti alla ricerca delle rovine di un tempio Maya, nascosto nella giungla. Ovviamente quella che doveva essere un´amena passeggiata sulle orme del professor Jones – Indiana Jones – si trasformerà in un crescendo di terrore, quando alcuni abitanti del posto gli impediranno di allontanarsi dallo ziggurat in questione, minacciandoli con pistole e frecce. Ovviamente a spaventare davvero gli autoctoni non è il sacrilegio compiuto dai ragazzi, ma le inquietanti presenze che abitano il luogo maledetto.
Tratto dall´omonimo romanzo di Scott Smith, qui anche sceneggiatore, dell´opera originale ha perso l´originalità e la volontà esplicitata nelle pagine iniziali del libro, in cui in cambio di un plot e di un incipit alquanto banale, si dispiegava una conoscenza dell´umana natura ed una discesa nell´orrore e nella desolazione dell´angoscia davvero vivida e realistica. Peccato che i blockbuster da cinema all´aperto non funzionino così, ma vivano di cliché, si nutrano di luoghi comuni, cimiteri indiani, case stregate, porte da non aprire, sconosciuti da evitare e autostoppisti da non caricare mai in macchina. Carter Smith, ex fotografo di GQ, riesce a rendere patinate persino le scene di auto amputazione e “microchirurgia fai da te” che affollano la pellicola, degne di uno splatter movie anni settanta.
L´anima dell´orrore risiede nello straniamento. Nell´inaspettato, diverso e ambiguo che piomba nella nostra vita e la sconvolge. L´orrore di film come Rovine sa di pop-corn precotto da microonde. Qualcosa di già masticato e predigerito. Visto e rivisto. Non ci si può spaventare, né stupire. Non è il Genere il problema, come ci ha sempre dimostrato Kubrick, con film come The Shining, ma la capacità di andare oltre il luogo comune, non affogando nel postmoderno.
Per chi ha bisogno di certezze, un film che non lascia nulla alla suspence, divertente e rassicurante come una corsa sulle montagne russe.


