In Bruges
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 20-05-2008
Tag:Brendan-Gleeson, Colin-Farrell, In-Bruges, Martin-McDonagh, Ralph-Fiennes
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Ken e Ray, due sicari irlandesi, giungono a Bruges su consiglio del loro boss, il fantomatico Harry. L´ultimo colpo è andato male, e Ray ha lasciato sul terreno una vittima inaspettata. In attesa di essere contattati da Harry per un nuovo incarico, i due si trovano costretti a passare del tempo nella cittadina belga finché le acque si calmino. Ken, più pacioso e raffinato del giovane collega, ama visitare le chiese medievali, i musei e le gallerie della Venezia del nord. Ray, invece, giovane grossolano roso dai sensi di colpa, si sente come in prigione e scalpita per tornarsene a Londra il più presto possibile. Quando Ken scopre che il nuovo ordine di Harry è far fuori Ray per sistemare il casino fatto dal giovane, la situazione precipita tra birre ingollate nei pub, orgette con allegre donnine e una biondina carina entrata nella vita di Ray non si sa se per sistemargliela o incasinargliela. Se Harry vorrà che il lavoro sia fatto, sarà lui a dover tornare a Bruges (se ne era già innamorato da bambino), mentre una magica nevicata tinge di bianco la resa dei conti che si svolge sul set di un remake di A Venezia… un dicembre rosso shocking con tanto di nano felliniano…
Che ci fanno Stanlio e Ollio a Bruges? Questa è la prima impressione che può colpire vedendo il corpulento Brendan Gleeson e l´uggioso Colin Farrell (qualche chilo e molte smorfiette di troppo) girare tra i canali della cittadina medievale, litigare nelle sue stanze d´albergo, cazzeggiare nelle sue viuzze e questionare nei suoi locali, tanto sono diversi e antitetici ma divertenti. È il contrasto la chiave di volta di questo film e, nel loro caso, ciò non potrebbe essere più evidente: a chi potrebbe venire in mente di associare la vita lenta e monotona della cittadina fiamminga con due killer da strapazzo? Forse a uno altrettanto fuori di testa quanto il loro logorroico boss. E così l´idea è venuta al pluripremiato autore teatrale Martin McDonagh, qui al suo primo lungometraggio dopo l´esordio cinematografico con Six Shooter (anche quello interpretato da Gleeson e Oscar 2006 come miglior cortometraggio), che ha pensato di mescolare e contaminare i riferimenti cultural-letterari in una dark comedy che sta tra l´incastro di Mamet, lo straniamento di Pinter e le improbabili conversazioni dei killer di Tarantino, se Vincent Vega, invece che a Parigi, fosse stato a Bruges.
Potrebbe sembrare un piccolo film in chiave minore, e invece è un ottimo e promettente esordio che colpisce inaspettatamente. Proprio per questo è ancora più sorprendente e lo si consiglia caldamente. La peculiare location – che, ahimè!, ha finito per ingenerare un´operazione di marketing che ha ben poco a che fare con lo spirito della pellicola – è la quintessenza di uno stato in luogo che si traduce in un´ansia esistenziale che sembra impossibile poter trasparire tra la filosofia del cazzeggio e l´implausibilità di luoghi e dramatis personae. Ogni quadro, ogni cimelio, ogni scorcio dissemina indizi funerei di un destino inesorabile al quale non si può sfuggire, in cui l´individuo finisce per annichilirsi e fondersi con la storia millenaria, sia che si voglia sottrarsi a quei codici morali che contraddistinguono la “categoria” come Ken e Ray, sia che li si voglia seguire fino all´estremo come Harry. Ci si rende conto, allora, che la commedia nera di McDonagh regge il confronto non solo con i classici del noir (citato L´infernale Quinlan), ma anche con le nuove onde inglesi e francesi del fenomeno. E anche quei momenti in cui si fa ricorso ad una visualità autoriale (Roeg, Fellini) sono un plusvalore che non stona nell´originalità dell´operazione, tanto da fargli perdonare perfino un finale anche fin troppo tirato per i capelli con il suo determinismo lombrosiano. Se poi ci si aggiunge un cast in cui, a parte un Farrell che – come già detto – soffre di una mancanza di direzione recitativa, troviamo un maiuscolo Gleeson e un Ralph Fiennes (Harry) mai così cattivo dai tempi dell´Amon Goeth di Schindler´s List, non si capisce perché siate ancora lì che aspettate invece di fiondarvi in sala! Con una raccomandazione: potendo, scegliete il film con la sua parlata dublinese originale. Non ve ne pentirete.
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Sì, mi hai fatto venir voglia di vederlo. Stasera DEVO andar a vedere Gomorra. ma al più presto seguirò il tuo consiglio.
baxi
Va bene Gomorra, va bene In Bruges, va bene pure Indiana Jones… ma non lasciamoci andare alle effusioni. La gente mormora e qualcun altro potrebbe intendere il veneziano! Va be’, vah, al massimo “baxetti”.