Speed Racer
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 09-05-2008
Tag:Christina-Ricci, Emile-Hirsch, Go-Go-Mach-5, Joel-Silver, John-Goodman, Matrix, Speed-Racer, Susan-Sarandon, Wachowski-(fratelli)
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Il piccolo Speed Racer è un bambino che, fin da piccolo, vive in un mondo tutto suo fatto di macchinine e gare automobilistiche di cui lui è l´eroe. Il fatto è che proviene da una famiglia che rappresenta l´ultimo team indipendente di costruttori di auto da corsa costruite col cuore prima che con la tecnica: il padre è un genio della meccanica, il fratello maggiore è l´attuale promessa della World Racing League. Ma quando il fratello perde la vita nella pericolosa corsa di Casa Cristo 5000, Speed ne diventa l´erede naturale, destinato a difendere colori e onore della famiglia dallo strapotere della Royalton, grosso cartello che monopolizza il mondo delle gare ed è gestito truffaldinamente dal losco omonimo proprietario. Speed, coinvolto dal governo e aiutato dal misterioso Racer X, prima sfida Royalton nella gara che ha visto morire il fratello, poi nel campionato della World Racing League, dove, da solo contro tutti, il nostro saprà scrivere una pagina da campioni.
I fratelli Wachowski, Andy e Larry, lasciatisi alle spalle la trilogia da incassi record di Matrix, tornano al cinema dopo aver fatto da numi tutelari a V per vendetta dell´amico James McTeigue e dopo aver pasticciato con Invasion di Oliver Hirschbiegel, il quale, incredibilmente, ha lasciato il proprio nome nei credits anche se il film terminato non era più il suo. E se con Reloaded e Revolutions avevano dato vita al genere di film con note a piè di pagina ed estenuanti chiose filosofiche, con Speed Racer cambiano drasticamente direzione e si lanciano in un puro e semplice divertissement dal gusto autenticamente demenziale e senza alcuna preoccupazione se non l´essere fatto per essere consumato nell´ora e nel momento stesso della sua proiezione.
Tratto da una seguitissima serie televisiva di anime degli anni Sessanta, Go Go Mach 5 di Tatsuo Yoshida, Speed Racer riesce a catturare quella tipica demenzialità che è propria dei manga giapponesi contaminandola con una vena camp che sta tra I Flinstones, il mondo pastello e ipersaturo del Tim Burton suburbano e il Batman degli anni Sessanta interpretato da Adam West – non ci saremmo stupiti se nelle scene degli scontri fossero comparse le onomatopee in sovrimpressione –, dimostrando ancora una volta la matrice intellettualistica dei fratelloni che sanno coniugare le fonti più disparate (tra parentesi, anche qui torna il kung fu nei combattimenti-gare delle macchine, soprannominati car-fu).
Comunque, sarà pure una questione di soggettività , ma va detto che l´operazione non è piaciuta a chi scrive e che gli è sembrata alla lunga esausta ed estenuante. Inutile, e questo va da sé, cercare una riflessione sulla violenza della spettacolarità sportiva come nel Rollerball di Norman Jewison, ma per quanto voluto il ricorso a personaggi bidimensionali o, addirittura, monodimensionali – in un film che, paradossalmente, dal punto di vista visivo-sensoriale vorrebbe raggiungere la tridimensionalità – alla lunga stanca e sa di antico come un fumetto, oggi, che volesse fare della didascalia il suo mezzo espressivo. Per cui macchiettistici sia i buoni che i cattivi, con un parterre di attori che farebbe la gioia di un film indipendente e che qui si lanciano fatuamente in quella che per loro deve essere stata una vacanza: Emile Hirsch (Into the Wild) è Speed, John Goodman è il padre pacioso, Susan Sarandon è la madre paziente e comprensiva, la caramellosa Christina Ricci è Trixie, concentrato della carineria delle manga girls, parecchi e discreti camei e non manca neppure il giovane attor-comico Paulie Litt con tanto di scimpanzé al seguito. In fin dei conti questo è un mondo, piuttosto che Warner Bros – distributrice del film – con i suoi personaggi animati, che assomiglia di più a Disneyland, dove le tute da lavoro e la buona merenda fatta in casa valgono più degli smoking e delle serate di gala, dove un ragazzo come Speed e una ragazza come Trixie in macchina su una collina si limitano ad osservare il panorama notturno e a parlare di gare, e dove l´unico bacio appassionato arriva solo nel finale e solo dopo uno scherzoso monito agli spettatori più piccini.
Con buona pace del produttore Joel Silver che, vero fiuto per quanto riguarda l´avventura, ci aveva abituati a ben altro, qui i Wachowski hanno fatto un film espressamente mirato a chi non ha ancora superato la preadolescenza, e proprio alla “generazione playstation” piacerà , o a chi ama ancora farsi frastornare da più immagini di quante un occhio umano ne possa assimilare. Perché è proprio questa la tanto strombazzata rivoluzionaria tecnica di ripresa, che, dal canto nostro, ci è sembrata di gran lunga inferiore all´impatto visivo del bullet time in Matrix, e nient´altro che un´estremizzazione ipertrofica della tecnica del blue/green screen. Sarà il tempo a dirci quanto questa tecnica influenzerà il modo di filmare negli anni a venire – le transizioni da un primo piano all´altro, da uno sfondo all´altro, da un flashback al presente –, anche se siamo pronti a scommettere che contaminerà più la pubblicità che il linguaggio cinematografico. Così come siamo pronti a scommettere che presto sentiremo parlare degli inevitabili sequel, augurandoci che non siano tediosamente in linea con la progressione alla quale i Wachowski ci hanno abituati.


