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Sotto le bombe

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 29-04-2008

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imm3 Sotto le bombeZeina, libanese emigrata a Dubai per amore ma in fase di divorzio dal marito, torna al paese natale per avere notizie del figlio di 8 anni, che ha mandato dalla sorella, per proteggerlo dagli strascichi psicologici del divorzio, nell´estate del 2006, pochi giorni prima dell´inizio del conflitto tra Israele e Hezbollah. In un pese allo sbando, trova l´aiuto di Tony, un riluttante taxista, che la accompagna nelle zone del conflitto dove si trova l´abitazione della sorella. Ma quando arrivano sul posto, scoprono che il villaggio è stato raso al suolo dalle bombe israeliane….

Singolare esempio di docufiction, Sotto le bombe è stato realizzato durante i giorni del conflitto dal semi-esordiente autore franco-libanese Philippe Aractingi. L´urgenza di documentare l´insensata devastazione della sua terra ha spinto il quarantatreenne regista a imbracciare la videocamera e girare i momenti salienti dei bombardamenti, e successivamente a collegarli con una vicenda, scritta insieme allo sceneggiatore francese Michel Leviant, che fosse emblematica della disperazione di un´intera popolazione inerme. Il risultato è di sorprendente realismo, perfino spiazzante nella sua totale aderenza alla verità : vediamo l´attrice che impersona Zeina assistere allo sbarco dei caschi blu francesi, chiedere disperata informazioni ai giornalisti sul proprio figlio disperso, parlottare con i taxisti che si rifiutano di accompagnarla, e infine macerarsi di dolore davanti alla casa della sorella ridotta in macerie mentre tutt´intorno si raduna una folla di curiosi. In un continuo alternarsi di finzione e realtà , mentre la voce fuori campo dei notiziari televisivi ci riporta alla crudezza del conflitto e si discute sulla necessità  o meno del collaborazionismo con la potenza israeliana confinante, assistiamo al dipanarsi dell´incontro fra Zeina e Tony, due persone che sanno avere il coraggio di conoscersi e apprezzarsi nella loro diversità  culturale e di vita. Pur nella toccante sincerità  con cui Aractingi vuole far passare il messaggio che, al di là  di ogni guerra, vi sono persone che ne soffrono le conseguenze senza avere il potere di parlare, la pellicola cede proprio sotto questo aspetto; la finzione di un racconto paradigmatico entra a gamba tesa, con troppo vigore, in una vicenda narrata con immagini strazianti e tremendamente essenziali nella loro brutale verità , e alcuni snodi drammaturgici lasciano perplessi raffreddando la compartecipazione di chi assiste. Tanto che si arriva alla presunta sorpresa finale (a dire il vero, largamente prevedibile), su cui si chiude il film con la laconicità  di una pietra tombale, senza sentire del tutto l´amaro in bocca. Forse siamo fin troppo vaccinati verso tematiche che il cinema, soprattutto negli ultimi decenni, ha saputo narrare da ogni angolazione, ma crediamo che all´autore non riesca completamente la pretesa equidistanza con cui vorrebbe farci partecipi del dolore di chi subisce, inerme e sotto le bombe, le decisioni del potente di turno. Restano le immagini cruente che testimoniano l´orrore e la stupidità . Resta una splendida ed elegiaca ode al figlio disperso, voce fuori campo mentre il taxi corre fra i campi distrutti. Restano i due volti meravigliosi dei protagonisti, attoniti di fronte al terrore. Forse è abbastanza per decidere la visione, ma non per appassionarvisi del tutto.

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