21
Ben Campbell, brillante studente dell’MIT che sogna di entrare ad Harvard da quando era bambino, viene accettato nella prestigiosa università. Unico, insignificante particolare, gli servono più di 300.000 dollari, che non ha. Il sogno di una vita sembra essere sul punto di infrangersi. Inaspettatamente arriva in suo soccorso il professor Micky Rosa, che da anni si arricchisce alle spalle dei casinò di Las Vegas attraverso un sistema basato sul conteggio delle carte. Il gioco è pericoloso: ai gestori dei casinò non piace essere sbancati… Ma per Ben è un’opportunità più unica che rara, e la coglie al volo, senza sapere che si sta lanciando nel vuoto senza paracadute…
Il film 21 è tratto dalla una storia vera di un gruppo di ragazzi del MIT che ha sbancato Las Vegas di diversi milioni di dollari negli anni ’90, per poi defilarsi. La storia è diventata di pubblico dominio nei primi anni del nuovo millennio, prima come articolo di giornale e poi sotto forma di romanzo di successo.
A quanto pare, secondo il produttore questa storia disponeva di tutti gli elementi necessari per un buon thriller.
Il buon thriller, purtroppo, rimane tale solo nelle intenzioni.
Il film è confezionato perfettamente dal punto di vista della regia, della fotografia e del casting. La scelta di Kevin Spacey (certo, obbligata: fu lui ad innamorarsi della storia per primo…) per il ruolo del professor Rosa è addirittura troppo azzeccata rispetto all’utilizzo reale del personaggio nell’economia della storia. Si sarebbe potuto giocare molto di più sul suo ruolo, che dapprima ci sembra quello di un mentore, e diventa invece antagonista. Sarebbe stato un bel personaggio, a trecentosessanta gradi. Probabilmente deve essere mancata la voglia di scendere in profondità.
A parte il sottoutilizzo di Kevin Spacey, ci sono ulteriori problemi macroscopici: la storia decolla troppo tardi e non riesce quasi mai a tenere realmente con il fiato sospeso.
Non si ha mai l’impressione che il protagonista si trovi davanti a una questione di vita o di morte, soprattutto non si capisce quale sia il motivo per cui perde di vista Harvard e comincia a farsi fagocitare dall’ossessione per il blackjack.
Non si capisce nemmeno da dove spunti la vendetta finale, che appare totalmente inaspettata, quasi appiccicata, e si spiega solo attraverso un sotterfugio, un gioco d’azzardo cercato in sceneggiatura (perché questo è un evidente buco nello script…). È come se lo sceneggiatore si fosse fatto prendere dal gioco d’azzardo come il suo protagonista, e avesse voluto in qualche modo bluffare con lo spettatore. Peccato che il bluff sia troppo evidente per riuscire. In definitiva assistiamo ad una pellicola che avrebbe potuto essere ma non riesce nel suo intento: una buona idea sfruttata molto male.
E per aggiungere la beffa al danno, ci rimane, all’uscita dalla sala, la sgradevole sensazione di non avere ancora capito esattamente in che cosa consista il blackjack.
Per un film intitolato 21, la faccenda è bizzarra.
Trackback
RSS Feed
Non ci sono commenti!