Step Up 2 - La strada per il successo
Baltimora, oggi. Andy, ragazza orfana, è ospite – non senza contrasti – di un’amica della madre e ha come unico desiderio quello di partecipare con la sua crew a “The streets”, leggendaria gara semiclandestina di breakdance. Ma dopo l’ennesima bravata di gruppo viene messa di fronte a una scelta secca: frequentare la MSA (Maryland School of Arts) o andare in Texas. Seppur assai di malavoglia, decide per la prima opzione. L’inizio non è facile: gli studenti bene l’accolgono come una paria, e le continue assenze dagli allenamenti le costano l’esclusione dalla crew. Ma quando Chase, dotato e corteggiatissimo primo ballerino nonché fratello del direttore dell’istituto, le propone di riunire un po’ di talenti sottovalutati per formare un proprio gruppo con cui partecipare a The Streets…
Alzi la mano chi si ricorda di Step Up, filmetto passato (con più di una ragione) da queste parti come una meteora da multiplex ma onusto di un buon successo commerciale negli States. Ragione evidentemente più che sufficiente per mettere in cantiere un seguito: ed ecco servito Step Up 2 – la strada per il successo. Che si presenta come la fotocopia speculare dell’originale – là un ragazzo che passa dalla strada al tempio dell’arte, qui una ragazza: là l’irruzione della breakdance sul palcoscenico ufficiale, qui gli studenti della scuola che vanno a ballare per le strade – ma per il resto non aggiunge molto al capitolo originale(?), riproponendone tutti gli snodi compresi il finale trionfo dei più deboli e dell’amore. Tutto naturalmente in una salsa American Dream talmente anacronistica da ispirare potenzialmente tenerezza. Ma, ahimé, la potenzialità resta inespressa, e la pellicola semplicemente dimenticabile. In una fortunata definizione di Casablanca, Umberto Eco diceva che un cliché è un cliché, ma cento clichés possono dar forma a un mito. Verissimo ma a una precisa condizione, cioé a patto che i clichés siano gestiti e non semplicemente affastellati come purtroppo succede qui. E allora diamo la stura ai rapporti difficili tra adulti e ragazzi, alla forza di volontà che trionfa su tutto, all’amiciza vera contrapposta a quella interessata, all’amore interclassista e talvolta interrazziale (ma senza esagerare: al limite tra Wasp e ispanici, eh…). E chi più ne ha più ne metta, sempre ostinatamente puntando sul luogo comune e sull grado zero di intelligenza dello spettatore. Il tutto per un’ora e mezza di pellicola di cui si intuiscono (esercizio fatto sul serio) tutte le svolte narrative dopo i primi dieci minuti. Per carità, la regia è decente e sa proporre anche qualche discreta coreografia (quella iniziale in metropolitana e, come da copione, quella della gara finale): ma da sola non può colmare il vuoto pneumatico di idee e significato che attanaglia il tutto. E gli attori, giovani e carini finché si vuole, ma non necessariamente degni di un buon telefilm, non forniscono grande aiuto. In definitiva una puntata di Amici, senza esibizioni canore e coreografata un po’ meglio. Non un compito impossibile. Ma piuttosto avvilente sì. Visti i tempi, potrebbe anche avere successo: spiacerebbe.
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