10 cose di noi
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 16-04-2008
Tag:10-cose-di-noi, Morgan-Freeman, Paz-Vega
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Un attore hollywoodiano, un tempo celebre ma ora in declino, riceve la proposta di lavorare in un film a basso costo girato da un regista esordiente. Prima di accettare, va a controllare la location del film, un piccolo supermercato (di cui lui dovrebbe impersonare il direttore) in una zona periferica di Los Angeles abitata per lo più da immigrati messicani. Qui fa amicizia con Scarlet, la cassiera della “cassa rapida”, che lo affascina per i suoi modi spicci ma professionali. Quando la star si accorge che l´uomo della produzione lo ha abbandonato lì, chiederà a Scarlet di accompagnarlo a casa. Durante il tragitto, molte cose cambieranno…
Partiamo da una constatazione: 10 cose di noi è un film a basso costo, girato in 15 giorni con telecamere digitali, con un cast che, a parte i protagonisti Morgan Freeman e Paz Vega e un paio di comparsate, è composto da non professionisti, una sceneggiatura spesso frutto di improvvisazioni, location reali e non ricostruite tanto da farlo somigliare a volte a un documentario. Se, e solo se, si pensa a tutto ciò, ha un qualche motivo di esistere e di essere distribuito. Un simpatico divertissement, con cui il regista Brad Silberling ha voluto mettere da parte i fasti hollywoodiani con cui è cresciuto, tra cui Casper, Voglia di ricominciare, Lemony Snicket e La città degli angeli, e mettersi alla prova per confezionare un prodotto che lo riportasse indietro nel tempo, a quando girava super8 in cerca di produzione e distribuzione. Se invece lo si vuole prendere come un film “serio”, portatore di un messaggio, o lo si analizza da un punto di vista critico, c´è poco da fare: 10 cose di noi fa acqua da tutte le parti.
A cominciare dalla gigantesca gigioneria con cui Morgan Freeman occupa ogni inquadratura, senza rispetto né per i colleghi né per il suo ruolo, che da icona hollywoodiana in declino si trasforma in imbonitore di paese o in guru spirituale per giovani anime in cerca di luce; per proseguire poi con una sceneggiatura che, nelle parti sicuramente scritte e non improvvisate, risulta prolissa e sentenziosa, e rasenta l´assoluta cialtroneria quando tenta di spiegare il procedimento di ingresso nel personaggio da parte di un attore e lo paragona con il modo di vivere delle persone “normali”: un bignami forse utile ad aspiranti attori o a venditori porta a porta durante un corso di aggiornamento professionale, ma assai poco incisivo nel portare avanti la vicenda e palesemente tappabuchi per un film la cui durata, comunque, non supera gli 80 minuti; per concludersi, poi, con la totale inverosimiglianza dell´intreccio e delle situazioni vissute dai due protagonisti, che rendono il film poco più che una noiosa parabola sulla capacità di sopravvivere e di trovare la propria strada in un mondo difficile e sulla necessità di aprirsi agli altri per essere felici (temi, come si vede, di una novità esaltante), declinata però attraverso vicende per nulla credibili e personaggi al limite della caricatura.
Il doppiaggio, poi, rende il film ancora più irritante, trasformando la parlata spagnola di Scarlet in un italo-spagnolo spropositato; la traduzione del titolo in italiano, infine, fa pensare a una commedia sentimentale, mentre il titolo originale (10 items or less), molto più prosaicamente, ed in modo più preciso, si riferisce nè più nè meno alla scritta posta sulle “casse veloci”, ovvero “massimo 10 pezzi”.
Si sente qua e là l´influsso di Cassavetes ma, senza una sceneggiatura all´altezza e un´idea di base pura e vincente, non bastano l´assoluta indipendenza del progetto e la naturalezza della recitazione per evocare un simile maestro. Rimane la tenerezza con cui il regista delinea il personaggio di Scarlet, donna combattiva ma fragile, e l´acutezza con cui Paz Vega la interpreta. E una scena finale toccante, finalmente degna, con cui i due protagonisti si salutano con uno sguardo complice, consci del fatto che d´ora in poi la loro vita non sarà più la stessa.
Troppo poco per un giudizio sufficiente.


