Shoot’em up
Posted by Sara Sagrati | Posted in Cinema | Posted on 11-04-2008
Tag:Clive-Owen, Hardboiled, John-Woo, Monica-Bellucci, Shootem-up, videogame
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Smith è seduto su una panchina di notte in un sobborgo di Los Angeles. Se ne sta tranquillo a mangiare una carota quando si ritrova ad assistere ad un crimine: una donna in procinto di partorire viene inseguita da un uomo armato. L´uomo si sente in dovere di intervenire e armato, solo della sua carota, cerca di aiutare la donna che inizia ad essere il bersaglio di una sparatoria furibonda proprio mentre viene alla luce il bambino. Smith l´aiuta, ma riesce a salvare solo il neonato che a sua volta diventerà il bersaglio di una caccia all´uomo. Smith chiederà aiuto a Donna Quintana, prostituta con montata lattea sufficiente per il bebè. Sarà l´inizio di una roccamblesca ricerca della verità sui mandanti dell´omicidio attraverso sparatorie, inseguimenti e carote.
Raramente il titolo di un film coincide con la sua trama. È il caso di Shoot´em up, “spara o muori” dove Clive Owen, alias Smith, spara a qualunque cosa lo minacci.
Più che un film, un video-movie-game del genere “sparatutto” i cui ingredienti principali sono armi, pallottole, inseguimenti, acrobazie, trucchi, carote e heavy metal. Ogni scena è uno schema da superare per arrivare al livello successivo, fino allo scontro finale e alla ricompensa. E magari anche al promo della prossima puntata.
Un gioco dunque, o un cartone animato, al quale il regista Michael Davis pensa da oltre 7 anni. L´idea nasce da un´immagine del film Hardboiled di John Woo: uno spietato killer è in ospedale e deve proteggere un neonato. Dall´unione di queste due figure contrastanti, innocenza e ferocia, Davis ha iniziato ad immaginare situazioni rocambolesche alla 007 (di cui è un grande fan) nelle quali far muovere i suoi personaggi. Nasce Smith e il mondo di Shoot´em up attraverso una lunga serie di storyboard che il suo autore ha realizzato per far capire lo spirito e il tono che avrebbe voluto rendere sullo schermo: ovvero qualcosa di completamente diverso.
E bisogna dire che c´è riuscito. Il film è una lunga e continua serie di situazioni adrenaliniche in crescendo, dove le pistole aumentano di dimensioni e dove la storia è un pretesto per far esplodere più colpi, mettendo contemporaneamente alla prova l´ingegno del protagonista: spara durante il parto di un bambino, sulle scale, mentre fa sesso, in un parco giochi, buttandosi da un aereo. La cosa davvero incredibile è che nonostante gli 85 morti ammazzati nel film e la continua sparatoria messa in scena, Shoot´em up è fortemente critico contro l´uso delle armi. Come ci riesce?
Attraverso una sceneggiatura al limite del ridicolo, dove i cattivi sono pagati da un produttore di armi, sorretta da una forte carica sarcastica e da situazioni talmente assurde, da diventare (volontariamente) comiche. Volendo usare solo una parola per descrivere questo film, non è possibile non scegliere: tamarro. Shoot’em up è talmente tamarro da far diventare questo termine riduttivo. Buono per i Vin Diesel e gli Wesley Snipes, ma non abbastanza descrittivo per questo film dove Clive Owen, gelido e incazzoso, usa le carote come armi. Dove Monica Bellucci, la prostituta Donna Quintana, allatta al seno uomini paganti e dove Paul Giamatti gode come un matto a fare del male alla gente mentre riceve telefonate dalla moglie.
Il gioco tamarro però funziona e le situazioni risultano fortemente comiche e coinvolgenti, anche se è facile immaginare che non sarà così per tutti. Facile non riuscire ad apprezzare questo tipo di esagerazione, trovandola fuori luogo e volgare, Eppure, volendolo prendere per quello che è e lasciandosi andare al divertissement, il rischio è quello di divertirsi un mondo, anche se non riuscirete più a guardare le carote nello stesso modo.
Piccola divagazione. Nella versione originale, uscita in America nel settembre del 2007, Donna Quintana è di origine italiana, per cui spesso nel film parla in Italiano. Nella versione italiana, per rendere nel doppiaggio il fatto che Clive Owen non capisse le parole della Bellucci, è stato optato affinché lei parlasse sporadicamente in napoletano. L´effetto è decisamente estraniante e abbassa notevolmente il ritmo del film.


