Shine a light
di Davide Verazzani
Trent’anni dopo L’ultimo valzer, Martin Scorsese si riavvicina al mondo del rock. Se nel ‘78 alla ribalta c’era l’ultimo concerto della mitica The Band, inframmezzato con interviste ai mostri sacri del folk-rock del periodo, in questo caso il pretesto è la ripresa di un concerto tenuto dai Rolling Stones durante l’ultima tournee mondiale in un piccolo teatro di Manhattan. Quando si è in presenza di un maestro come Scorsese, anche la semplice ripresa di un concerto diventa un’opera d’arte, e va analizzata con gli strumenti critici più appropriati. Il regista newyorkese si avvicina infatti al “mostro” Rolling Stones con un’intensita’ il cui scopo e’ duplice.
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Bruno è un assicuratore ginevrino, emigrato a Torino con la moglie Anne; oltre ai problemi personali derivanti sia da un complicato rapporto con il padre (famoso pittore, anaffettivo verso lui e la sorella Cecile) non superato nonostante la morte del genitore e l’allontanamento dalla Svizzera, sia dalla scoperta dell’impossibilità di avere figli, Bruno si trova in grosse difficoltà economiche in quanto deve restituire un ingente prestito al direttore di una grossa banca, occasionalmente usuraio. Quando all’improvviso il banchiere scompare misteriosamente, gli si fa incontro il suo giovane figlio Luca, un ragazzo psicotico e violento che lo affascina con i suoi modi rudi fino a rivelargli di essere l’assassino del padre, che lo libera così dall’obbligo di restituire il prestito. Nel frattempo, a Ginevra si inaugura la prima mostra completa delle opere del padre: Bruno è costretto a recarvisi con la moglie, ma ben presto ritorna a Torino, dove dovrà affrontare il rapporto con la moglie, decisa a capire i motivi delle sue ombrosità, e a risolvere definitivamente i legami familiari…