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LOCARNO 2008 – 8 AGOSTO – SI, VIAGGIARE

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La zona

Posted by Giuliana Dea | Posted in Cinema | Posted on 07-04-2008

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lazona La zonaA Città  del Messico i cittadini benestanti sono riusciti a separare le proprie esistenze da quelle dei poveri. Vivono trincerati dietro un muro nella Zona, dove mantengono i privilegi acquisiti grazie a potere e corruzione e regolandosi con leggi interne. Qui l´ordine costituito non ha diritto di parola. Un giorno però il paradiso e il muro vengono squarciati dal crollo di un cartellone pubblicitario. Lo squarcio permette a tre abitanti del mondo di fuori di entrare a portare scompiglio. Mentre rapinano una villetta, la sua proprietaria rimane uccisa. Da questo momento comincia una caccia all´uomo spietata, al di là  del bene e del male…

Sembra che all´inizio del terzo millennio gli unici in grado di raccontare un punto di vista forte sulle miserie dell´animo umano attraverso un cinema accessibile a chiunque siano rimasti i registi latino-americani.
È il caso di Rodrigo Plà , che confeziona un´opera prima dalla struttura lineare dimostrando di conoscere perfettamente la macchina cinema e la sua efficacia. Inoltre dispone di una storia che funziona sotto ogni punto di vista, con una sceneggiatura dove intreccio e dialoghi riescono ad amalgamarsi perfettamente, mantenendo la tensione viva fino alla fine.
Intendiamoci, La zona non è un thriller. Non nella sua accezione comune. Qualcuno lo ha definito un horror psicologico. A parere di chi scrive è molto più simile alle storie cosiddette di fantascienza, fin troppo vicine alla realtà , che si incontrano nei romanzi di James Ballard: storie dove l´essere umano viene portato a un livello di tensione tale da costringerlo a fare appello a tutti i suoi istinti peggiori.
Questo è quanto avviene nei 90 minuti del film.
Lo spettatore assiste al racconto attraverso lo sguardo del sedicenne Alejandro, cresciuto nella Zona, paradiso terrestre che i suoi genitori e altri cittadini abbienti di Città  del Messico si sono costruiti grazie alla corruzione della politica locale.
La Zona è separata dalla povertà  di Città  del Messico da un muro di cinta, metafora della netta divisione tra ricchi e poveri. All´interno della Zona i cittadini di Città  del Messico entrano solo per lavorare, e la sera ne escono per tornare nel luogo che compete loro: la favela. Nella Zona non ha accesso nemmeno l´ordine costituito: vige una legge interna, che non ammette intromissioni. È uno stato nello stato.
Quando il muro di cinta cede sotto il peso di un cartellone pubblicitario e tre abitanti del mondo di fuori vengono a turbare la quiete del paradiso, i cittadini della Zona cominciano ad avere paura che il loro stato possa essere messo sotto accusa dalle forze dell´ordine, con la conseguente perdita di tutti i privilegi acquisiti. E decidono di farsi giustizia da soli. I primi due intrusi, senza vita, vengono espulsi come sacchi di spazzatura.
Il terzo è riuscito a sfuggire all´ira della popolazione, e si nasconde grazie all´aiuto di Alejandro, che in questa storia rappresenta una sorta di coscienza attiva e critica verso gli abitanti del mondo a lui noto.
La coscienza di Alejandro si risveglia al punto da costringerlo, una volta che il dramma volge al termine, a prendere atto dell´iniquità  insita nel mondo che conosce, e a rinnegare la sua vita perfetta e i suoi stessi genitor.
Alejandro non è altro che lo spettatore inerme, in questa storia: lo spettatore che se ne sta seduto impotente a guardare ciò che avviene davanti ai suoi occhi, e che è ancora incontaminato, al punto di poter prendere una decisione impopolare ma giusta.
Alejandro siamo noi, ed è a noi che in fondo si sta rivolgendo Rodrigo Plà , dicendoci che la sua Città  del Messico non è poi così lontana, e che c´è una Zona in tutti luoghi del mondo in cui la dignità  umana viene sacrificata in favore dei privilegi ottenuti grazie al potere.
Il film non è stato doppiato, e la sua visione potrebbe risultare ostica a causa della fatica data dalla lettura continua dei sottotitoli. Ma è da vedere, da commentare, da criticare e da discutere.

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