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Intervista a Woody Allen

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Gone baby gone

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-04-2008

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gone baby gone Gone baby goneAmanda, una bambina di quattro anni abitante in uno dei quartieri più popolari e malfamati di Boston, sparisce nel nulla. Poco fiduciosi nelle indagini della polizia, gli zii pensano di ingaggiare Patrick Kenzie, detective privato coadiuvato dalla socia e compagna Angie Gennaro. Il compito si presenta subito disperato: la madre Helen è una tossica alcoolizzata, lo stesso capo delle forze dell’ordine Jim Doyle sembra avere pochi dubbi sull’esito infausto delle ricerche. Ma Patrick riesce a trovare una pista e, coadiuvato dal rude poliziotto Remy Bressant, sembra riuscire a trovare un modo per riportare la bimba a casa. Purtroppo tutto va storto, e Amanda viene data per dispersa. Ma la verità  non è necessariamente quella ufficiale, e il detective si troverà  a scoprire un intrigo diabolico che gli imporrà  anche difficili scelte di vita e morali…

Tratto da un romanzo di quello stesso Dennis Lehane che già  fornì la base per Mystic River, Gone baby gone rappresenta l’esordio alla regia di Ben Affleck. Sulla carta – ammetto il pregiudizio – la notizia non sembrava precisamente esaltante. Ma per l’appunto di pregiudizi si trattava, e fa piacere riconoscere che si è di fronte a un bel film. Del resto il bel Ben, nonostante una carriera d’attore quantomeno controversa, aveva già  condiviso un Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting, e quindi di cinema deve pur saperne qualcosa. Abbastanza anche da rischiare un confronto non facile come quello col sopracitato capolavoro eastwoodiano (con cui la presente pellicola condivide non pochi temi e situazioni) uscendone con onore. Certo, la classicità  di Eastwood – classicità  fatta di maturità  e asciuttezza, modalità  espressive che in qualche modo sono già  un giudizio politico/morale sullo stato dell’America e delle cose del mondo in generale – appartengono solo a lui, e Affleck non può essere a quell’altezza. Ma, forse perché per certi versi coinvolto data la sua origine bostoniana, o più semplicemente perché sa di cinema, costruisce comunque un bel poliziesco dai toni crepuscolari. Dove l’azione, pur non mancando, è comunque del tutto secondaria allo sviluppo delle psicologie e dell’intrigo, e dove l’intrigo stesso si pone al servizio di una struttura etico/morale che si direbbe sincera oltre che meditata. Anche qui un’infanzia tradita, anche qui padri in cerca di riscatto costi quel che costi: solo che, mentre nel film di Eastwood Sean Penn assumeva shakespearianamente su di sé lo status di re e assassino, traendo maggior potere e soltudine dal suo errore, qui si gioca anche più sporco, nascondendo la brama di possesso dietro condivisbili – ma estremamente ipocrite – attenzioni all’infanzia. E lo scioglimento, tutt’altro che consolatorio, testimonia di una vittoria morale che è più importante di qualunque riconoscimento a appeasement materiale ma di cui si riconosce l’inanità . Non facile trattare temi del genere: va dato merito a chi ci riesce senza nemmeno pretendere troppo dallo spettatore. Ben girato (basti la sequenza della rapina nel bar) e ottimamente interpretato da un cast a tutte stelle, con citazione a parte per il protagonista e fratello del regista Casey Affleck e per Amy Madigan che per questo ruolo ha sfiorato l’Oscar, Gone baby gone ha come unico difetto un eccessivo trascinarsi del finale, con qualche scena tirata per le lunghe come se Affleck volesse a tutti i costi – e quindi anche a rischio della sottolineatura – far passare il messaggio che ha in mente. Ma è un difetto davvero da poco rispetto ai pregi complessivi, ancora più notevoli laddove se ne consideri la natura di opera prima. Magari come attore ne potremmo fare a meno: come regista speriamo di rivederlo presto.

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Huh… Slightly addled, but on the whole I like this post. You’ve got some fresh ideas. But please, write more lucid.

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Promise i’ll try.:-)

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