Non pensarci
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 03-04-2008
Tag:anita-caprioli, gianni-zanasi, giuseppe-battiston, non-pensarci, teco-celio, Valerio-Mastandrea
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Stefano, ex giovane promessa della chitarra rock, torna da Roma al paese natale, Rimini, dopo una delusione sentimentale. Lì ritrova la sua famiglia (il padre, imprenditore in pensione, la madre, sensibile e vagamente nevrotica, il fratello, imbelle ed esaurito, la sorella, emancipata istruttrice di delfini), e gli amici di un tempo. Stefano vorrebbe essere aiutato da tutti a superare il suo momento difficile, ma si ritrova impastoiato nelle beghe familiari e amicali, rimanendo quasi stordito a vedere il suo piccolo mondo antico che si ingarbuglia inutilmente. Fra lutti e sorprese, Stefano riuscirà ad avere forse più fiducia negli altri e in se stesso…
Dopo i peana di Venezia, dove la critica ha sottolineato freschezza e maturità della pellicola, giunge finalmente nelle sale il nuovo lungometraggio di Gianni Zanasi (praticamente esordiente, dopo alcuni lavori malamente distribuiti). Ad occhio, ci viene da pensare che le acclamazioni veneziane fossero figlie della delusione per i film italiani in concorso, tutti in un modo o nell´altro poco riusciti, piuttosto che per reali virtù del film. Il quale, beninteso, non è affatto da buttar via: dopo un inizio scontato e quasi imbarazzante, la vicenda prende una piega che sconfina dai toni agrodolci della commedia fino a lambire territori sociologici e a dare una luce nuova e, tutto sommato, non ortodossa dei legami familiari e delle amicizie di gioventù.
Dove la pellicola sbanda è proprio nel non voler affondare i colpi, nella pretesa di chiudere un occhio sui lati amari delle vite degli interpreti, attraverso battute comiche o situazioni inverosimili e surreali (la corsa con i bambini per stabilire il record di velocità e dare un senso a un ottuso cartello stradale, lo sfascio dell´azienda paterna senza che nessuno se ne accorga davvero a parte una contabile, la lite con il gelataio, un Chopin suonato da ubriaco durante una riunione di partito), che tolgono fiato al film spezzando il ritmo e non fanno intendere la reale direzione che il regista (anche sceneggiatore insieme a Michele Pellegrini) voleva prendere. Non vi è bisogno di sconfinare nel grottesco per sottolineare le vite astruse dei componenti della famiglia Nardini, mentre a volte di alcuni personaggi non si sente la necessità (il guru che dà lezioni di meditazione alla madre) o addirittura sbucano dal nulla senza motivazioni e rimangono sfocati e senza nerbo (il giovane politico figlio di papà ).
Gli errori di impostazione vengono corretti o, in qualche caso, accantonati grazie soprattutto a un cast formidabile: non smetteremo mai di sottolineare la versatilità straordinaria di Giuseppe Battiston, che dona al suo personaggio una tenera e amabile svagatezza, e la mimesi di Anita Caprioli, capace di adattare la sua femminilità al personaggio di una ragazza forte, combattiva e quasi mascolina, mentre Mastandrea è sempre e palesemente se stesso (ma un se stesso in parte, preciso e convinto) e Teco Celio e Gisella Burinato donano le loro capacità di attori consumati ai difficili ruoli dei genitori.
Nella rinascita stagionale italiana della commedia, che vede al suo fianco altre interessanti novità , il film di Zanasi si staglia per la dichiarata intenzione di voler essere anche qualcos´altro e di non limitarsi a far sorridere sulla difficoltà di vivere; potrebbe essere un buon punto intermedio per continuare la rivitalizzazione del genere, a patto che si scelga chiaramente da che parte andare e si limiti la continua chiamata alla sospensione dell´incredulità . Le capacità e le possibilità ci sono, tutto sta a metterle al servizio di una storia credibile e senza cadute di tono e di ritmo. Se il film avrà successo, tra l´altro, i budget a disposizione aumenteranno e forse anche la sceneggiatura verrà vagliata con maggiore attenzione. Un patriottico in bocca al lupo a Zanasi, dunque; ma se il film fosse stato di uno straniero, forse non saremmo stati così indulgenti. Nemmeno a Venezia, credo.



Esordiente? Patriottismo?
Il film di Zanasi è un gioiellino di raro incanto. Mi domando dove lo vedi tu tutto questo patriottisimo verso una pellicola italiana. Stai sicuro che se lo stesso film veniva dal Canada o dal Messico e fosse passato al Sundance ne avresti parlato come una perla di film indipendente. In questo film si ride ma ci si commuove anche , non ci sono mai cadute di tono, è tutto leggero e raffinato. é un’opera imperfetta, è vero, a tratto ingenua,ma talmente sincera e spassosa che si meriterebbe un grande successo di pubblico. E poi come fai a sostenere che Zanasi è quasi un esordiente se a lui si devono due film cult come Nella Mischia e A Domani?!!
Quando parlo di patriottismo mi riferisco alle reazioni avute dalla critica a Venezia, che mi sono sembrate esagerate rispetto alla qualità del film. Che, anche per te, è a tratti imperfetto e ingenuo. Anche se godibile e interessante, certo, e mi sembra di averlo sottolineato.
La provenienza dei film, poi, non è per me una categoria critica e, pertanto, non ho alcun pregiudizio al riguardo. Mi fa piacere la sicurezza con cui prevedi miei comportamenti diversi, ma ti assicuro che non mi faccio abbindolare da etichette precostituite. Men che meno dal Sundance.
Se, infine, l’etichetta “quasi” indica una diminuzione della forza dell’aggettivo che la segue, Zanasi, per l’appunto, è un “quasi esordiente”; cos’altro dovremmo dire di un regista che in circa 15 anni ha girato 2 lungometraggi, prima di questo, passati in pratica solo a Venezia e, se non sbaglio, a Cannes? Non è una critica alla sua carriera, soltanto un dato di fatto.
Grazie per il commento. A presto.
Davide Verazzani