Interview
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 26-03-2008
Tag:Interview, islamici, mediometraggio, Olanda, Sienna-Miller, Steve-Buscemi, THeo-Van-Gogh, USA
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Pierre Peders, reporter di guerra sulla via dell´autodistruzione per via di un carattere difficile, di una dipendenza sempre più smaccata dall´alcool e di un´innata propensione a falsificare le fonti dei suoi reportage, si trova costretto a intervistare Katya, attricetta di successo il cui curriculum è più celebre per il numero di uomini che si è portata a letto che per i film che ha interpretato (spesso horror di infimo livello o soap opera televisive). Dopo un inizio poco promettente, durante il quale i due litigiano ferocemente in un ristorante, Katya invita Pierre nel suo lussuoso loft. Qui inizia un gioco al massacro fra i due contendenti, finchè l´intervista prende una piega inaspettata…
Theo van Gogh, scrittore e regista olandese ucciso da un fondamentalista islamico nel 2004 dopo aver girato il corto Submission: Part 1, aveva un sogno: quello di poter girare il remake di alcuni suoi film usando attori internazionali, soprattutto americani. I suoi produttori Bruce Weiss e Gijs van de Westelaken lo hanno accontentato, postumo, affidando il remake di Interview, mediometraggio girato un anno prima della sua morte, a Steve Buscemi. La personalità borderline dell´attore e regista americano era forse la più adatta a rappresentare la poliedricità dell´artista olandese, incline allo sberleffo e alla trasgressione ironica. Buscemi imbarca nel progetto un´icona pop come Sienna Miller, che dona talento e bocca a cuoricino alla sua Katya, fino a farla diventare l´emblema della nullità gossip e attuando, in questo modo, una significativa immedesimazione ribaltata nel finale grazie all´abile gioco della sceneggiatura.
La bravura degli interpreti (innata quella di Buscemi, davvero sorprendente quella della Miller) e la capacità del regista di uscire dalle gabbie del teatro-cinema grazie alla tecnica, già vangoghiana, delle tre telecamere digitali contemporanee (che ampliano le possibilità del montaggio) e a un intelligente uso dello spazio del loft in cui si svolgono tre quarti di film, però, non bastano per non far affiorare di quando in quando la noia. Nonostante un testo che è un trattato di manipolazione mediatica, e battute fulminanti contro lo strapotere di una certa visione del mondo imposta dalle riviste patinate e da un uso improprio del linguaggio televisivo, infatti, il film stenta a decollare davvero; la ripetitività forzata di alcune situazioni, che obbligano i due protagonisti a un continuo tira-e-molla per provare l´uno all´altro di essere il più forte, era forse meglio gestibile se ci si fosse trovati dinanzi a un metraggio meno lungo: l´idea di base avrebbe avuto uno sviluppo più coerente e spedito, la sorpresa finale sarebbe arrivata meno scontata, e avremmo quasi potuto gridare al capolavoro. In questo caso, invece, qua e là lo sbadiglio giunge potente, fino a far esclamare con sorpresa, alla fine, un “tutto qui?” che non rende giustizia all´intera operazione. D´altronde, se lo stesso Van Gogh aveva pensato a una durata inferiore, un motivo c’era; il tentativo di renderlo più appetibile per il mercato d´oltreoceano svilisce la freschezza del plot e lo rende difficilmente digeribile. Un plauso, comunque, al coraggio dell´iniziativa: prevediamo un´uscita fulminea sugli schermi italiani, e un conseguente mercato home video (con l´aggiunta, magari, dell´originale olandese in una furba operazione di marketing) di buona resa.
Solo per fans della Miller: Buscemi ha fatto ben altro, non ne vale la pena.


