Persepolis
Marjane Satrapi, nata sotto il regime dello scià di Persia, assiste bambina alla rivoluzione islamica e ad un progressivo arretramento culturale del suo Paese. Durante la guerra contro l’Iraq viene mandata a studiare in Austria, dove trascorre l’adolescenza e dove la sua origine e le sue convinzioni vengono messe a dura prova, tanto da farle desiderare di rientrare in patria. Ma la patria che ritrova alla fine della guerra è sempre più chiusa e intollerante, soprattutto per chi come lei è nata donna. Dopo un matrimonio obbligato che fallisce miseramente, Marjane decide di espatriare ancora una volta, e parte per la Francia, che d’ora in poi diventerà la sua patria.
Il lungometraggio di animazione firmato da Marjane Satrapi e da Vincent Paronnaud è un adattamento quasi del tutto fedele al bellissimo fumetto in cui l’autrice ha raccontato la sua autobiografia fino ai 24 anni.
Un’autobiografia segnata da avvenimenti storici importanti e semisconosciuti per le popolazioni occidentali, che della rivoluzione islamica iraniana hanno un ricordo molto lontano. Proprio per questo motivo la scelta dell’animazione ci sembra azzeccata: toglie alla storia e a i personaggi un senso di straniamento che sarebbe stato inevitabile trovandosi davanti personaggi riconoscibili come stranieri rispetto a noi e alle nostre esistenze.
L’animazione, e il fumetto, invece, sono linguaggi universali, che permettono di avvicinarsi maggiormente ai personaggi. Grazie al fumetto, inoltre, l’utilizzo continuo dell’ironia che è presente sia nel libro che nel film non stonano mai. Anzi, rendono molto bene, soprattutto durante il racconto dell’infanzia di Marjane, il punto di vista della bambina che è costretta suo malgrado a cambiare punto di vista.
Si diceva poco più sopra, però, che il film di animazione è un adattamento quasi del tutto fedele del fumetto. Ci sono alcune differenze di forma e di contenuto. La storia nel film parte dall’arrivo di Marjane all’aeroporto di Parigi, dove con l’immagine della donna che mette e toglie il velo, come indecisa, si dichiara subito il senso di non appartenenza che caratterizza la vita di Marjane, troppo emancipata per il suo paese e troppo iraniana per il mondo occidentale.
Le immagini all’aeroporto, che rappresentano il presente, fanno capolino per tre volte: all’inizio della storia, al centro e alla fine. E al contrario del flashback, completamente in bianco e nero, sono a colori. Un’altra scelta azzeccata per rendere più visivo lo stacco tra passato e presente, e per rendere la storia attuale e non sospesa in un mondo che per lo spettatore potrebbe sembrare troppo lontano nel tempo. Si tratta invece di pochi anni fa, ed è una storia che non è ancora terminata.
L’altra grande differenza riguarda le tematiche forti del racconto.
Nel fumetto, grazie alla maggiore possibilità di diluire il racconto, trovano lo stesso spazio la rivoluzione islamica, la guerra e le sue conseguenze per la popolazione, con un’attenzione particolare per la condizione della donna nell’Islam, uno dei motivi per cui Marjane sembra non riuscire a sentirsi parte integrante del paese in cui è nata.
Nel lungometraggio rivoluzione islamica e guerra trovano uno spazio adeguato, ma il parere di chi scrive è che la condizione della donna nell’Islam e i problemi che provoca in Marjane siano poco esplorati, togliendo forse il motivo principale della sua sensazione di non appartenenza al suo Paese.
Marjane, infatti, cresce in una famiglia priva di condizionamenti dati dalla religione e trascorre il periodo più complicato della sua formazione, l’adolescenza, a Vienna, ossia in pieno Occidente. E della civiltà occidentale impara anche i costumi femminili, che sono diametralmente opposti a quelli che ritroverà qualche anno dopo in patria.
È un peccato che questo argomento trovi poco spazio nel lungometraggio, ma non inficia comunque la bontà e il pregio della storia, che scorre piacevolmente e senza mai annoiare nonostante la mancanza di effetti.
A dimostrazione che quando esiste una buona storia non è necessario avere a disposizione l’animazione in 3D o i mezzi della Pixar e della Deramworks per ottenere un ottimo risultato.
È doverosa un’ultima informazione sull’ottimo doppiaggio italiano: Paola Cortellesi è Marjane Satrapi, mentre per i suoi genitori hanno prestato la voce Licia Maglietta e Sergio Castellitto.
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