La pellicola sovraesposta sfuma le figure che circondano la protagonista Marta sull’autobus che la porta nella periferia più isolata di Roma. La scena d’apertura del film sembra voler collocare la narrazione in una dimensione onirica e ludica, come se il regista Paolo Virzì volesse scusarsi di toccare un argomento tanto profondo e volesse avvertirci in anticipo del rischio di banalizzare e romanzare una situazione diffusa e difficile. Da qui prende il via, infatti, una commedia che ricalca una fiaba di formazione, con la voce narrante che, prima, accompagna la ragazza neolaureata con lode in filosofia alla ricerca di un lavoro consono alla sua formazione o di una borsa per proseguire gli studi, e poi la vede approdare in un call-center come lavoratrice part-time (per il resto del tempo Marta fa la baby-sitter). Qui, in rotta con il fidanzato, negli Stati Uniti per studio, e alla prese con persone completamente estranee al suo mondo, la ragazza inizia un percorso che la porterà a conoscere meglio se stessa, nonostante le tante delusioni.
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