Il mattino ha l’oro in bocca
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 26-02-2008
Tag:agenzia-ippica, Cecchetto, Elio-Germano, Fiorello, giocatore, il-mattino-ha-loro-in-bocca, Laura-Chiatti, Marco-Baldini, poker, Radio-DeeJay, sala-corse
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Alla fine degli anni ´80 Marco, giovane deejay di una piccola radio fiorentina, viene notato da Claudio Cecchetto e chiamato a Milano per lavorare a Radio Deejay. Dopo alcuni tentennamenti iniziali, il programma del mattino da lui condotto diventa un successo. Ma l´inquietudine e la solitudine spingono Marco a sperperare i propri soldi al gioco: quando non è in radio, il deejay è in una squallida agenzia ippica, popolata da personaggi sordidi e miserabili ma, nonostante questo, accogliente come quella casa che Marco non ha. La popolarità aumenta (soprattutto dopo la creazione di un programma radiofonico con il giovane Rosario Fiorello…), ma con essa anche i debiti, e Marco si trova costretto ad affidarsi a uno strozzino. Cecchetto cerca di aiutarlo avocando a sé l´amministrazione del suo denaro. Ma anche se Marco prova a vivere una vita regolare e inizia una relazione con Cristiana, avvenente cassiera dell´agenzia ippica, uscire dal demone del gioco non è per niente facile…
Sembra strano vedere un film che racconta episodi di vita vissuta di un personaggio notissimo e tuttora all´apice del successo come Marco Baldini, spalla di Fiorello in Viva Radio 2 e nella “striscia” quotidiana post-TG1: in genere, si è abituati ad assistere ad agiografie di personaggi defunti o, se ancora viventi, ormai in irreversibile declino. E´ forse per questo che Francesco Patierno, decidendo di adattare per lo schermo il romanzo autobiografico di Marco Baldini Il giocatore, cerca di uscire dal clichè della notorietà del suo estensore per narrare una vicenda emblematica di per se stessa: la discesa agli inferi di un giovane dotato e brillante ma roso da un´inquietudine esistenziale che non gli permette di godere della propria fama crescente. Nulla di nuovo sotto il sole, naturalmente (il topos della fama che non basta per essere soddisfatti di sé è di attualità da almeno 2500 anni, vedasi l´irruzione di Alcibiade nel Simposio di Platone…), ma il tono della commedia, giocoso e mai didascalico, la fa somigliare più alla fiaba di Pinocchio che a un moralistico pamphlet. Un Pinocchio riveduto e corretto, certo, ma del tutto in linea con le aspettative. Nonostante le buone intenzioni e un´ottima capacità di direzione degli attori (a parte la conferma di Elio Germano, enfant prodige del cinema italiano ormai del tutto realizzato, sorprende la recitazione naturalistica di Laura Chiatti, a suo agio con registi che ne sanno valorizzare la notevole fisicità ), però, la vicenda, raccontata quasi tutta in flashback, non decolla e si trascina fino a un culmine finale in cui il climax accade all´improvviso, e altrettanto all´improvviso decade in una fine affrettata e povera di contenuti.
Probabilmente non giova all´economia del film l´eccessiva notorietà dei personaggi, che lo porta a volte a somigliare a un gigantesco gossip sui retroscena di una radio che ha segnato l´adolescenza e la giovinezza di moltissimi italiani e che proprio in quel periodo si avviava a diventare un network affermato in tutto il Paese. L´equilibrio fra storia di costume e vicenda esistenziale è talmente precario che forse sarebbe stato il caso di evitare di fare nomi e cognomi e di trasportare tutta la vicenda in un ambito differente: solo così, forse, la significatività del racconto avrebbe potuto esplodere in tutta la sua drammatica realtà . Così, resta invece un interessante esercizio di stile, che non si può stroncare perché la visione è tutto sommato divertente e appagante, ma che non lascia alcuno stimolo di riflessione e rischia di essere dimenticato in fretta.
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