Lo scafandro e la farfalla
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 21-02-2008
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Jean -Dominique Bauby era un uomo arrivato. Direttore dell’edizione francese di Elle, aveva anche in progetto di scrivere una versione femminile de Il Conte di Montecristo per cui aveva già ottenuto un anticipo. Anche la separazione dalla moglie e dai figli era stata gestita senza particolari problemi. Ma all’età di 43 anni un ictus devastante lo condusse a contrarre la rara sindrome “locked-in”, per cui il cervello era perfettamente funzionante ma il corpo completamente immobilizzato. Pure, potendo disporre unicamente della palpebra dell’occhio sinistro per farlo, riuscì – grazie a un alfabeto particolare elaborato per lui da una logopedista- a dettare un libro sulla sua esperienza e a completarlo due settimane prima della morte.
Questa la trama di Lo scafandro e la farfalla, ultima opera del world wide famous pittore Julian Schnabel. Opera, tra l’altro onusta di premi raccolti un po’ ovunque: tra i maggiori basti ricordare la Palma per la miglior regia a Cannes e i due Golden Globes ricevuti rispettivamente per regia e miglior film straniero . Chiaro che, con referenze del genere, bisognava andare a vederlo: meno chiaro il significato dei riconoscimenti. Non perché si sia di fronte a un brutto titolo, ma perché qualcosa decisamente stona.
Mi spiego. Siamo di fronte a una pellicola comunque di valore, che meritava la segnalazione: la trama, oltre che basarsi su una storia vera, è ben condotta, e lo è in quel modo asciutto e privo di retorica che – almeno al sottoscritto – piace. Basti confrontarlo col pur bello Mare dentro dell’enfant prodige Amenabar per verificare come un avvenimento similare sia qui trattato senza fronzoli sentimentalistico/retorici di sorta, affidando tutto il significato e l’eventuale (ma sicuramente presente) valenza metaforica alla pura forza dello script e delle immagini. Il punto è proprio che, mentre il primo è ineccepibile, le seconde suscitano qualche riserva. Nel senso che, nonostante la maggioranza della critica sembri evidentemente pensarla in modo diverso, non mi pare vi sia nulla di nuovo o particolarmente innovativo dal punto di vista registico, quanto piuttosto una furba applicazione di uno stile arty (ma del resto si è già detto chi dirige) che indubitabilmente soddisfa l’occhio ma, a un esame più approfondito, lascia freddi. Tramato da immagini naturistiche (dai ghiacciai che si sfaldano e si ricompongono a significare la presa di coscienza dell’io narrante alle mutazioni da bruco a farfalla) Lo scafandro e la farfalla in realtà è un film fin troppo pensato e programmatico: che accumula belle sequenze una dietro l’altra senza vera progressione, confidando nel bel cast (con una segnalazione particolare per il protagonista Mathieu Almaric, già compagno d’ avventure di Ioseliani e prossimo cattivo di 007) per tirar fuori le castagne dal fuoco quando la situazione si fa statica o poco credibile. E certi passaggi (come abbandonare un uomo completamente paralizzato su un pontile durante l’alta marea?), che probabilmente si vorrebbero poetici, lasciano se mai imbarazzati solo che si rifletta sulla loro validità logico/narrativa. Come già accaduto in passato (vedi la poco credibile accoppiata veneziana di Prima che sia notte), resta il dubbio che i premi siano dovuti più alla fama di Schnabel – del resto abilissimo press-agent di se stesso – che alla reale validità dell’opera. Meritevole di visione, si diceva e si conferma: ma forse sarebbe stato più corretto attribuire un premio alla sceneggiatura e lasciar andare il resto. O, per ridurla a slogan: bello, ma con dei dubbi.
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