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La guerra di Charlie Wilson

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 19-02-2008

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guerrawilson La guerra di Charlie WilsonUSA, inizio anni ´80. Charlie Wilson è un deputato texano gioviale, brillante e dedito a bazzicare, oltre ai suoi elettori, anche belle donne e whiskey. Joanne Herring, una ricchissima anticomunista texana sua amica e amante, gli chiede di battersi per alzare il contributo statunitense ai mujaheddin afgani. Wilson, grazie all´aiuto di un ambiguo agente CIA di origine greca, Gust Avrakotos, riesce in un´impresa impossibile: un´alleanza tra musulmani, ebrei e arabi per rifornire i combattenti afgani di armi moderne, e l´innalzamento del budget relativo nella Commissione Difesa fino all´incredibile cifra di 500 milioni di dollari. Grazie ai suoi maneggi, i mujaheddin sconfiggono nel 1989 l´Armata Rossa, e Wilson diventa membro ad honorem della CIA. Ci sarebbero da ricostruire strade e scuole, ma i politici americani, dopo la sconfitta dei sovietici, non sono interessati ai bisogni di pochi contadini affamati: ed è qui che la Storia prende una svolta decisiva…

George Crile, giornalista televisivo del programma 60 minutes, scrisse la storia di Charlie Wilson nel 2003, dopo almeno un quindicennio di frequentazione con il deputato. A rileggere ora tali avvenimenti, viene la pelle d´oca: quanti morti inutili si sarebbero potute evitare, quante bombe lasciate inesplose, quanto odio disinnescato, se i componenti di quella stessa Commissione che aveva determinato la sconfitta dei sovietici in Afghanistan fossero stati più lungimiranti? Se con i se e con i ma non si fa una storia, spesso si scrivono dei buoni libri. E si producono dei discreti film. Per nostra fortuna, siamo da quelle parti. Aaron Sorkin, che ha adattato il libro per lo schermo, e il “vecchio leone” Mike Nichols, che lo ha diretto, non hanno avuto peli sulla lingua nella riproposizione di una vicenda che getta luci inquietanti sulla politica estera statunitense degli ultimi vent´anni. La chiave di volta per entrare nella storia di Wilson è una sceneggiatura da slapstick comedy, che rende il film una commedia spesso esilarante capace però di virare improvvisamente verso la tragedia al suono di una semplice battuta (emblematico in questo senso il dialogo fra l´agente CIA e lo stesso Wilson, dopo la vittoria dei mujaheddin); la leggerezza anni ´30 non si dimentica quindi di una visione politica dell´attualità , in cui vengono messi alla berlina i misfatti di un´intera classe dirigente, sorda e cieca davanti alle conseguenze delle proprie azioni. E il viso, serio e tirato, con cui Wilson accetta la massima onorificenza della CIA (mai consegnata prima d´ora a un esterno), dichiara l´impotenza di chi ha vagamente intuito la china viscida e tragica che prenderanno gli eventi. Per tutto il film, fra un bicchiere di whiskey e una palpatina al “lato B”, sembra di sentire in sottofondo l´eco cupa e orribile delle due torri gemelle che cadono sotto i colpi dei kamikaze: è una preparazione all´incubo, un inconsapevole balletto al suono di un´orchestra da Titanic, quello che si svolge mentre Wilson convince a collaborare al suo piano chi non ha mai voluto neppure parlarsi. Straordinarie le interpretazioni, a cominciare dal camaleontico Philip Seymour Hoffman, giustamente candidato all´Oscar per l´ambiguo ruolo dell´agente CIA, per continuare con un Tom Hanks bifronte nel ruolo non semplice di Wilson e una Julia Roberts a suo agio negli inusuali abiti della complottarda. Da ricordare anche la lanciatissima Amy Adams, prima principessina nell´ultimo film Disney, ora ingenua e fedele aiutante e segretaria di Hanks-Wilson: un viso d´angelo per una volontà  di ferro, pienamente in parte.
Lungi dall´essere un capolavoro, La guerra di Charlie Wilson è però un ottimo esempio di come si può confezionare del buon cinema, intelligentemente impegnato e socialmente scorretto, con un´idea semplice ma vincente, il coraggio delle proprie opinioni e la capacità  di esprimerle: Nichols, esponente di una vecchia guardia che sta rialzando la testa (si vedano i prossimi film di Lumet e Romero, per esempio), non sempre c´è riuscito nella sua carriera multiforme, ma stavolta ha centrato in pieno l´obiettivo. Bisognerebbe rifletterci sopra, soprattutto dalle nostre parti. Intanto, godiamoci questa ora e mezza: si ride e si riflette, caso raro e impedibile.

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